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Selva di ricorsi contro l’Agcom

Diversi ricorsi contro l'Agcom: dai consumatori alle federazioni media e anche alcuni operatori. Ma perché divisi? Ecco il dietro le quinte.

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Entro poche settimane il regolamento Agcom sul copyright e il contrasto alla pirateria entrerà in vigore. Tutti quelli che per qualche ragione lo contrastano hanno già depositato il loro ricorso al TAR del Lazio. Alcuni l’hanno comunicato ufficialmente, ma ci sono anche ricorsi non pubblicizzati e altri in piena discussione che l’Agcom sta cercando di evitare. Dietro queste battaglie ci sono diversi modi di contrastare l’Autorità garante. E forse anche di contrattare.

Il primo ricorso di cui si è avuta notizia è quello promosso da Guido Scorza ed Ernesto Belisario, che sostengono legalmente l’Associazione Nazionale Stampa online (Anso), la Federazione dei Media digitali indipendenti (Femi) e Open Media Coalition. Al tribunale amministrativo della capitale, chiedono di valutare la legittimità del regolamento che ha tanto fatto discutere in questi ultimi due anni. Gli argomenti a supporto del ricorso sono noti, le colonne portanti sono due: legittimità dell’intervento autonomo dell’authority senza pezza d’appoggio dello Stato; pericolosità e legittimità del percorso abbreviato extragiudiziario:

Siamo convinti che non si possa tutelare una categoria di diritti, calpestandone altri. La libertà di informazione, il diritto al giudice naturale, il diritto ad un giusto processo ed ad un giusto procedimento sono, tutti principi che, sfortunatamente, AGCOM ha scelto di ignorare. Che lo abbia fatto per una buona causa non vale a rendere meno grave quanto accaduto e, soprattutto, a rendere legittimo il Regolamento.

Ricorsi di Confcommercio e Wind

Quello delle associazioni di stampa e media non è però l’unico ricorso al TAR. Anzi, ha impugnato anche la Confcommercio, attraverso le associazioni di tutela dei diritti dei provider e delle imprese dell’informatica, cosi come diverse associazioni di consumatori. Il legale delle Associazioni, Fulvio Sarzana, pur non smentendo la notifica e il deposito del ricorso, non ha voluto fornire informazioni sull’iniziativa intrapresa. Questo è comprensibile: i ricorsi hanno caratteri, obiettivi e strategie differenti, quindi anche la tempistica nell’ufficializzarli e renderli noti. Per non parlare del fatto che il punto di vista di un ISP, di un consumatore, di un media, possono anche essere differenti, anche quando tutti convinti della erroneità del regolamento.

È talmente vero che fonti di corridoio danno per impugnato il regolamento anche da parte del colosso delle TLC Wind, che per il momento non smentisce né conferma. I bene informati dicono che starebbe decidendo in queste ore se confermare il ricorso già notificato (la notifica non corrisponde al deposito, si può sempre ritirare).
Per quale ragione tutti questi ricorsi e questi silenzi, questi tentennamenti? La questione è decisamente “politica”: si parla di incontri avvenuti la scorsa settimana tra i responsabili di Agcom e gli OLO, gli operatori di reti di telecomunicazione in concorrenza con Telecom.
Il consigliere Posteraro si starebbe impegnando per dissuadere gli operatori dal ricorrere contro il regolamento, usando tutta la moral suasion di cui dispone l’authority.

Pur essendo pendente una serie di ricorsi e pur non avendo Agcom ancora costituito un tavolo di lavoro, dal momento che il regolamento non è ancora entrato in vigore, dietro le quinte di queste ultime settimane c’è una forte discussione, dove tutti mettono sul tavolo le proprie richieste e la minaccia di ricorso può diventare un argomento di scambio. Difficile dire come finirà, ma certamente non è finita qui.

Fonte: Webnews • Immagine: Shutterstock • Notizie su: