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Europa contro ITU

Anche i deputati europei mettono in guardia sul trasferimento del controllo di Internet all'ONU. Il WTC si avvicina ma i dubbi aumentano.

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Anche il parlamento europeo mette una serie di paletti all’imminente WCIT (World Conference on International Telecommunications), la conferenza mondiale prevista in dicembre a Dubai che dovrebbe permettere all’ITU (International Telecommunication Union) di trasferire il controllo di Internet in seno alle Nazioni Unite. Una risoluzione votata a maggioranza, critica apertamente questo tentativo e mette in guardia i 27 Stati membri con una lista di suggerimenti, appunti, precisazioni che finiranno sul tavolo della conferenza. E che sembrano fatti apposta per farla saltare.

La questione dell’affido all’ONU è salita alle cronache la scorsa primavera e da allora non si sono compiuti molti passi in avanti. Le Nazioni Unite hanno prodotto una banale risoluzione sui principi di tutela della Rete, ma gli enormi interessi che fanno capo agli organismi che oggi controllano la Rete – come l’ICANN o il WWWC – stanno spaccando l’opinione pubblica e politica. C’è chi considera sospette le campagne dei grandi nomi della Rete, come Google, che tramite le parole del suo vice presidente Vint Cerf denuncia il controllo top-down dei governi come un passo indietro e un possibile rischio di “cinesizzazione”: potrebbe pur sempre celarsi l’obiettivo reale di conservare l’esistente equilibrio politico, comprendente il vantaggio fiscale di cui godono queste società.

D’altra parte, non si può neppure dimenticare che inserire Internet dentro il Palazzo di vetro significa far pesare di più paesi come la Russia o la Cina, che in Rete sono paesi da bollino nero, mentre all’ONU sono paesi con diritto di veto, col rischio di trasformare il Web in una moneta di scambio politico. Per questo la risoluzione europea è molto chiara nello stabilire il principio secondo il quale nessuna singola entità, come l’ITU, dovrebbe essere in grado di esercitare il controllo top-down attraverso la rete. E poi aggiunge ben venti elementi di critica e suggerimenti. Al punto cinque, la parole più schiette:

[Il Parlamento europeo] ritiene che, come conseguenza di alcune delle proposte presentate, la stessa ITU potrebbe assumere un potere dominante sugli aspetti di Internet, ponendo fine all’attuale modello bottom-up, multi-stakeholder; esprime la preoccupazione che, se adottate, tali proposte possono compromettere seriamente lo sviluppo e l’accesso, i servizi online per gli utenti finali, così come l’economia digitale nel suo complesso e ritiene che la governance di Internet e delle relative questioni di regolamentazione dovrebbero continuare ad essere definite a livello multi-stakeholder.

Google Take Action

Così Google immagina la conferenza dell’ITU (da google.com/takeaction)

A seguito di queste premesse molto critiche, il suggerimento ai paesi membri è di considerare le diverse direttive europee sull’argomento e operare perché i poteri dell’ITU restino sostanzialmente invariati. Di fatto, l’europarlamento ha firmato in calce la petizione di Google (google/takeaction), dove il WCIT viene descritto come «un incontro a porte chiuse che avrà luogo a dicembre per regolamentare Internet»:

Le proposte di modifica del trattato potrebbero autorizzare la censura e minacciare l’innovazione. Il futuro di Internet non dovrebbe essere determinato dai soli governi. Dovrebbero essere coinvolti anche i miliardi di persone di tutto il mondo che utilizzano Internet, senza dimenticare gli esperti che la costruiscono e la gestiscono.

Il segretario generale dell’ITU, Hamadoun Toure, mangiando la foglia, e ha già fatto sapere di non essere intenzionato a procedere a colpi di maggioranza:

Non voteremo così, perché significherebbe avere vincitori e vinti e non ce lo possiamo permettere. Qualsiasi cosa che anche un solo paese non accetterà non passerà.

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