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Nanotubi in oro per combattere il cancro

Un team di ricercatori dell'Università di Leeds sperimenta l'impiego di versatili nanotubi in oro per individuare e rendere innocue le cellule tumorali.

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La medicina e la cura delle malattie potranno in futuro beneficiare delle attuali ricerche ed innovazioni tecnologiche. L’ultima dimostrazione arriva dall’Università di Leeds, dove il team guidato dal dott. Sunjie Ye è al lavoro su una tecnica piuttosto particolare finalizzata a combattere il proliferare delle cellule tumorali: in breve, grazie all’impiego di nanotubi in oro potrebbe essere possibile sconfiggere il cancro e contribuire in questo modo a salvare delle vite umane.

L’immagine raffigurata in apertura è solamente un render, comunque utile per capire di cosa si tratta. Come ben comprensibile già dal nome, si tratta di piccoli elementi dalla forma tubolare (ovvero caratterizzati nella parte interna), che possono svolgere tre differenti funzioni, complementari ai fini del trattamento: identificazione tempestiva della zona interessata, trasporto dei farmaci per una somministrazione mirata ed eliminazione delle cellule patogene in modo non invasivo.

Una volta stimolati attraverso laser a infrarossi, i nanotubi sono infatti in grado di riscaldarsi ed emettere luce, così da individuare la parte di tessuto da trattare. Una frequenza differente del fascio luminoso, maggiormente elevata, può invece scaldare il materiale fino a bruciare letteralmente le cellule dannose che si trovano nei dintorni.

Al momento il test è stato condotto con risultati incoraggianti solamente su un tumore umano riprodotto all’interno di cavie in laboratorio, dunque prima di poter avviare una sperimentazione sull’uomo serviranno altri studi e un lungo periodo di perfezionamento. I vantaggi legati all’impiego di una tecnica simile sono innumerevoli, soprattutto se la si mette a confronto con gli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia. Tutto questo senza contare che i nanotubi in questione, introdotti nel corpo mediante una semplice iniezione, verrebbero poi espulsi dal corpo in modo del tutto naturale, senza arrecare danno all’organismo. Lo studio è stato pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Advanced Functional Materials.

Fonte: University of Leeds • Via: EurekAlert! Science News • Notizie su: