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No all’ONU: l’ICANN rimane ente privato

Una indiretta avance delle UN e qualche rumor proveniente da paesi come Cina e Brasile avevano suggerito di offrire un appoggio istituzionale all'ICANN. Il partito dei 'no' ha però prevalso ed ora l'ICANN annuncia che rimarrà cosa privata.

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Con una nota diramata dal gruppo stesso, l’ICANN conferma la propria intenzione di rimanere un’entità privata almeno fino alla scadenza del mandato (2006). Il dubbio di una possibile modifica delle caratteristiche dell’ente era sorto in seguito ad alcuni indizi che davano le Nazioni Unite interessate a costituire parte in causa nella creazione delle policy di assegnazione dei nomi a dominio.

Il passo avanti delle UN è quello rappresentato dall’11 Novembre, giorno in cui è stato presentato personalmente da Kofi Annan il “Working Group on Internet Governance“: il gruppo consta in una commissione di 40 esperti la cui utilità è la creazione di una serie di linee guida relativamente alla “governance” della Rete del futuro.

In seguito a questo passo di avvicinamento al mondo del web, da alcuni paesi (Brasile e Cina i principali) era giunto il suggerimento di offrire all’ICANN un cappello di copertura rappresentato dalle Nazioni Unite, ma la visione contraria di USA e gran parte dell’UE ha immediatamente bloccato ogni velleità in tal senso.

Il quadro che ne esce è la scelta di continuare sulla strada della dimensione privata e, almeno fino alla scadenza della concessione di gestione del mondo dei nomi a dominio, non vi saranno dunque cambiamenti in seno all’autonomia del gruppo. A farsi carico dell’annuncio è il CEO ICANN Paul Twomey il quale, con un rapporto di 63 pagine presentato in data odierna, fotografa altresì un budget in continua ascesa e sciorina le strategie con cui intende perseguire gli obiettivi posti ad inizio mandato (35 macro obiettivi, 10 dei quali già raggiunti).