Nuove leggi sui taxi: Uber abbandona la Danimarca

L’arrivo di nuove regole ritenute troppo rigide costringono Uber a fermare il proprio servizio in Danimarca: oltre 2.000 autisti affetti dalla decisione.

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A partire dal mese prossimo, più precisamente dal 18 aprile, Uber sospenderà definitivamente il proprio servizio in Danimarca. Il colosso del ride sharing ha dunque deciso di abbandonare il paese, in seguito all’introduzione di nuove leggi che vanno ad applicarsi a chi fornisce un’opzione per il trasporto pubblico dei passeggeri.

Tra le misure introdotte anche l’obbligo di equipaggiare a bordo un tassametro. Saranno affetti dalla decisione oltre 2.000 autisti in tutto il territorio danese, nonché 300.000 utenti che fin dal lancio nel 2014 hanno fatto ricorso all’app per i propri spostamenti. Uber, attraverso un portavoce, ha fatto sapere di voler sostenere i conducenti colpiti dalla misura attraverso non meglio precisate “risorse dedicate”, con tutta probabilità economiche. Questa la posizione ufficiale dell’azienda, che non esclude del tutto un suo ritorno nel caso di ulteriori modifiche alla legislazione.

Sfortunatamente, a causa di imminenti modifiche alle normative, non abbiamo altra scelta che chiudere il servizio. La nostra principale priorità è supportare gli autisti che utilizzano Uber durante questo difficile momento. Continueremo a collaborare con il governo nella speranza che possa aggiornare la bozza della legge e offrire nuovamente ai danesi la possibilità di beneficiare di tecnologie moderne come quella di Uber.

La società conta anche 40 dipendenti, alcuni dei quali ingegneri, nei propri uffici di Aarhus dove viene perfezionata la tecnologia del servizio. Dei problemi legati all’attività di Uber in Danimarca si parla ormai da qualche mese, fin dal dicembre scorso. Una situazione che rischia di complicarsi anche in altri paesi, incluso il nostro, complice anche la dura opposizione all’attività del servizio da parte delle rappresentanze del mondo taxi, con scioperi che di recente hanno interessato anche le città italiane. Spetta alle forze governative trovare un giusto equilibro tra le esigenze delle parti in causa, tutelando i reciproci interessi e senza porre freno all’innovazione che sta interessando il settore della mobilità.

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