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Cantanti contro Spotify sulle royalty

È bagarre tra alcuni importanti rappresentanti dell'industria discografica americana e Spotify sul tema delle royalty.

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È bagarre tra alcuni importanti rappresentanti dell’industria discografica americana e Spotify, la piattaforma di musica in streaming svedese. Oggetto di singolar tenzone la percentuale che il servizio musicale detiene sugli introiti percepiti da artisti e autori all’interno della piattaforma (le royalty).

A fare la voce grossa il Copyright Royalty Board (CRB), consorzio che si occupa di stabilire le tariffe per le royalty di artisti americani, che nei mesi scorsi ha chiesto al colosso della musica in streaming di alzare il compenso per gli autori entro i prossimi cinque anni, fino ad arrivare al 44%.

Al contrario, giganti hi-tech Amazon, Google, Pandora e la stessa Spotify avrebbero chiesto, al contrario, di mantenere una percentuale più bassa. Ma è soprattutto Spotify ad essere al centro della polemica con diversi famosi cantanti americani, come Nile Rodgers, Greg Kurstin e Kenneth Edmonds che puntano il dito contro la piattaforma di streaming musicale colpevole – secondo loro – di aver avuto una politica poco corretta e non coerente con quanto affermato in passato.

Siamo feriti e delusi, – si legge in una lettera per il CEO di Spotify Daniel Ek – Hai creato un team per gestire le relazioni con gli autori e introdotto Spotify nella nostra community. Non sei l’unico a voler presentate un appello in merito alle disposizioni del CRB, tuttavia rappresentavi l’unica società intenzionata ad edificare in modo partecipato l’industria moderna della musica.

Una lettera che non ha ricevuto risposta (almeno per ora). Atteggiamento che ha immediatamente scaldato gli animi social, dove diversi artisti stanno portando avanti una vera e propria crociata su Twitter e Facebook al grido di #cancelspotify.

Sempre sul fronte Spotify, è di pochi giorni fa l’annuncio di Sleepe Timer, una nuova feature che permette di interrompere automaticamente le canzoni dopo un determinato lasso di tempo. Non solo: l’azienda sta lavorando anche a  Premium Duo un nuovo abbonamento studiato per coppie che vivono sotto lo stesso tetto. Una soluzione più economica di Family che permette, al costo di 12,49 euro, di avere due account per coppie e/o coinquilini. Tra i vantaggi esclusivi una playlist Duo Mix composta da brani che piacciono a entrambi gli utenti, la possibilità di condividere l’intera libreria di musica salvata e Duo Hub, dove gestire account e impostazioni. Per ora si tratta di un test limitato solo nei seguenti paesi: Colombia, Cile, Danimarca, Irlanda e Polonia

Fonte: Vulture • Immagine: Gil C via Shutterstock