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Facebook respinge le accuse sulla privacy

Facebook ha respinto le accuse avanzate da Schrems sulla violazione della privacy degli utenti iscritti ma potrebbe essere multato di 100 mila dollari.

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Facebook ha respinto le accuse avanzate nei giorni scorsi dallo studente Max Schrems, il quale aveva scoperto insieme a due colleghi che sui server del social network vengono ospitate informazioni personali cancellate dall’utente che, secondo le leggi europee, non dovrebbero essere conservate. Il garante della privacy irlandese sta indagando sulla vicenda e, nonostante l’azienda di Mark Zuckerberg si sia dichiarata estraneo ai fatti, Facebook potrebbe esser costretto a pagare una sanzione da 100.000 dollari per le violazioni di cui il gruppo è accusato.

Secondo Max Schrems, Facebook avrebbe commesso ben 22 violazioni della normativa europea sulla privacy: secondo la legge del 2003, tutte le informazioni cancellate su un sito devono essere eliminate dai server ma Schrems si è accorto invece come siano conservati messaggi, amici bannati, nickname, indirizzi email, tag, foto e note cancellate. Facebook sostiene invece che le uniche informazioni ad esser mantenute siano indirizzi email e nominativi. Per voce di Mia Garlick, manager presso l’azienda di Palo Alto, viene spiegato che il sito mantenga solo indirizzi email e nominativi degli utenti cancellati cosicché un utente ancora iscritto al sito possa ancora riconoscere, ad esempio, il mittente di alcuni messaggi scambiati in precedenza. I dati in possesso non vengono utilizzati per la profilazione di un utente, così come affermato dall’accusa, dunque non si andrebbe a verificare alcuna violazione della privacy oppure un uso abusivo dei dati raccolti.

Dopo una richiesta diretta a Palo Alto, Schrems aveva però ricevuto un CD contenente tutti i dati personali conservati sui server e aveva scoperto la presenza di una serie di dati relativi alle proprie azioni eseguite sul social network negli ultimi tre anni, come ad esempio richieste di amicizia respinte, tag cancellati, amici eliminati e un registro di tutte le sessioni di chat avviate. Tutto l’opposto di quanto affermato, invece, da Garlick.

L’equivalente irlandese del Garante per la privacy ha comunque accolto la segnalazione dello studente tramite il progetto “Europe Versus Facebook” e ha iniziato ad indagare sul comportamento dell’azienda; se il commissario constaterà le violazioni sollevate da Schrems, Facebook sarà colpevole di violazione della protezione dei dati e sarà multato di circa 100.000 dollari. Ma la multa è in questo quadro ovviamente il male minore.

Fonte: Wall Street Journal • Via: Guardian • Immagine: SlashGear • Notizie su: