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Google: lavorare meno per vivere meglio

Larry Page e Sergey Brin ipotizzano una rivoluzione del lavoro dove, pur garantendo la sicurezza economica, alle persone siano garantiti più spazi di vita.

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Nel futuro di Google non vi sono soltanto occhiali per la realtà aumentata, dispositivi wearable e sistemi operativi mobile all’avanguardia. Nel futuro di Google vi è soprattutto una rivoluzione: quella sugli orari di lavoro. È l’idea, al momento forse utopica, dei fondatori Larry Page e Sergey Brin: togliere tempo all’occupazione per riconsegnarlo alla vita, senza però intaccare stipendi e capacità di spesa.

È quanto è emerso la scorsa settimana, e passato un po’ in sordina tra le innovazioni sull’automobile senza conducente e l’intelligenza artificiale, nella lunga chiacchierata tra i due fondatori e Vinod Khosla, il fondatore di Khosla Ventures. L’uomo ha bisogno di recuperare i suoi spazi, di provvedere alle sue vere aspirazioni, in una modernità dove ormai il lavoro si appropria di tutte le risorse non lasciando più tempo al resto. Una visione tutt’altro che nuova all’interno del panorama politico mondiale, ma con una sostanziale e imprescindibile differenza: questa idea, oggi embrionale, non passa per le istanze della decrescita.

Non si può dire che il tema degli orari di lavoro non rimbalzi ciclicamente agli onori della cronaca politica, tra interventi di riduzione per garantire un’occupazione estesa a più persone o progetti di contenzione della crisi economica. In tutti questi casi, però, alla riduzione degli orari corrisponde anche una diminuzione sostanziale degli stipendi: il lavoratore si trova, di conseguenza, ad avere più tempo per sé a discapito della sicurezza economica. La visione di Page e Brin è invece un’altra: lavorare meno pur cercando di garantire una certa stabilità.

«Se si pensa davvero alle cose di cui si ha bisogno per essere felici, gli antropologi hanno identificato casa, sicurezza e opportunità per i figli. Non è difficile per noi provvedere a queste cose. L’ammontare di risorse di cui abbiamo bisogno per garantire questi elementi, l’ammontare di lavoro che realmente serve, è abbastanza ridotto. Quindi l’idea che tutti debbano lavorare freneticamente per provvedere ai bisogni delle persone è semplicemente non vera.»

Una visione forse utopica, così come già accennato, un’idea affascinante per riportare l’uomo al centro della propria vita, oggi completamente assorbita dalla produzione. Pur riconoscendo come la professione sia importante per definire l’individuo, poiché l’uomo “ha bisogno di far qualcosa” per sentirsi realizzato, non è lecito che i ritmi occupazionali assorbano l’intera esistenza. Spiega Page:

«Se chiedessi ai dipendenti “vorreste una settimana di vacanze extra?”, il 100% delle persone alzerebbe la mano. “Due settimane di vacanza oppure una settimana lavorativa da quattro giorni?”, tutti alzerebbero la mano. La maggior parte delle persone ama lavorare, ma ama anche avere più tempo per la famiglia o per inseguire i propri interessi. Una modalità per rispondere al problema sarebbe trovare un modo coordinato per ridurre la settimana lavorativa. Se si aggiunge una piccola riduzione dell’occupazione, ci si può gestire e le persone potrebbero continuare a mantenere il loro lavoro.»

Certo, il “piano Google per l’occupazione” ha anche aspetti oscuri e controversi, poiché non spiega come la sicurezza economica per i dipendenti possa essere garantita, né motiva quali siano i limiti intrinsechi per la persona, poiché è evidente come una riduzione dei turni di lavoro – volente o nolente – abbia pur sempre specifiche conseguenze sul denaro. Va comunque considerato come si tratti al momento di un’idea, un embrione, e ci vorranno anni – forse decenni – affinché Big G possa davvero tradurla in una pratica reale. Ci riuscirà? E, soprattutto, il colosso statunitense sarà in grado di imporre un nuovo paradigma per tutta l’industria, spianando la strada per un futuro meno “workaholic”, come direbbero gli anglofoni, e più cucito sulle esigenze delle persone?

Fonte: Mashable • Immagine: Pressmaster via Shutterstock • Notizie su: , ,