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WhatsApp bloccato in Brasile per 72 ore

Un giudice brasiliano ha chiesto agli operatori telefonici di impedire l'accesso a WhatsApp, in quanto l'azienda non ha fornito le conversazioni in chiaro.

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Da circa cinque mesi è in atto una vera e propria “guerra” tra le autorità brasiliane e WhatsApp. Un giudice dello stato di Sergipe ha ordinato alle compagnie telefoniche di bloccare l’accesso al servizio di messaggistica per 72 ore a partire dalle ore 14 del 2 maggio. Anche in questo caso, come accaduto nel mese di dicembre 2015, la decisione è legata al rifiuto di consegnare le conversazioni in forma non cifrata tra persone indagate.

La sentenza emessa il 26 aprile dal giudice Marcel Maia Montalvão è diventata esecutiva ieri pomeriggio (ora locale). Gli operatori Oi SA, Telefonica Brasil SA, Tim Participacoes SA, Claro SA e Nextel sono stati costretti a bloccare l’accesso al servizio utilizzato da oltre 100 milioni di utenti brasiliani. Il mancato rispetto dell’ordine comporta una multa di 500.000 reais al giorno (circa 123.500 euro). Le forze di polizia avevano chiesto a WhatsApp le chat in chiaro tra persone coinvolte in un traffico di droga, ma l’azienda non ha potuto soddisfare la richiesta semplicemente perché non è in possesso di quei dati. La crittografia end-to-end non consente la lettura dei messaggi a nessuno.

Jan Koum, co-fondatore e CEO di WhatsApp, ha pubblicato su Facebook la seguente dichiarazione:

Ancora una volta milioni di innocenti brasiliani sono stati puniti perché una corte vuole che WhatsApp consegni informazioni che non abbiamo. Non solo cifriamo i messaggi end-to-end per mantenere sicure e protette le informazioni della gente, ma non conserviamo nemmeno la cronologia della chat sui nostri server. Quando invii un messaggio cifrato, nessun altro lo può leggere, nemmeno noi. Stiamo lavorando per ripristinare WhatsApp al più presto possibile e non abbiamo alcuna intenzione di compromettere la sicurezza dei nostri miliardi di utenti in tutto il mondo.

Lo scorso mese di marzo, un giudice di San Paolo aveva chiesto ai service provider di bloccare l’accesso a WhatsApp per 48 ore. Lo stesso giudice Montalvão aveva invece ordinato alla polizia federale di arrestare Diego Dzodan, Vice Presidente di Facebook per l’America Latina, in quanto l’azienda non ha voluto collaborare alle indagini relative ad un traffico di droga.

Come già accaduto a dicembre, anche in questo caso “tra i due litiganti, il terzo gode”. Infatti, gli utenti brasiliani hanno trovato in Telegram l’alternativa a WhatsApp. L’azienda russa ha registrato un picco di accessi al servizio: oltre un milione di persone sono in attesa del codice di verifica tramite SMS.

Altri utenti invece hanno scelto il servizio VPN Hotspot Shield per eludere il blocco. Un portavoce ha dichiarato che, durante la prima ora, sono state effettuate oltre 82.000 installazioni.

Fonte: TechCrunch • Notizie su: ,
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