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IBM e Google aprono in India

Mentre IBM annuncia di voler spostare (attraverso società off-shore) 5000 dipendenti in India per ridurre i costi legati alla manodopera, Google intraprende identica decisione ma puntando sulle qualità degli ingegneri Indiani.

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Inutile pagare 75.000 dollari quando a parità di risultati è possibile spenderne appena 10.000. Questo il ragionamento che ha portato IBM alla decisione di spostare parte della forza lavoro in India e Cina, dove il costo della manodopera è molto meno incisivo e Big Blue può trarre maggior vantaggio dal migliore rapporto costi/benefici.

La divisione identificata per il trasferimento è la Application Management Services group: un totale di circa 5000 dipendenti IBM (sulle 135000 unità formanti la forza lavoro totale del gruppo) saranno dislocati in società off-shore con sede nella regione orientale. 900 unità daranno il via all’operazione già entro la prima metà del 2004. Tra le sedi IBM identificate per il trasferimento figurano quelle di Dallas, Southbury, Poughkeepsie e New York. Oltre agli spostamenti vengono segnalate in India 500 nuove assunzioni in loco.

L’India è l’obiettivo anche di Google, ma le motivazioni risultano decisamente differenti e basate più su una base qualitativa piuttosto che economica. Secondo un portavoce Google, infatti, il trasferimento di parte delle attività non è dettato da ragioni di riduzione dei costi, quanto piuttosto dal desiderio di sfruttare le ampie potenzialità del bacino intellettuale indiano. Secondo “The Times of India” sarebbero già stati assunti 100 ingegneri nell’area di Bangalore, zona identificata da Google per il nuovo insediamento.