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Il VR di Zwift fa allenare gli sportivi

Zwift è la startup che ha realizzato una piattaforma virtuale dove far allenare ciclisti, corridori e aspiranti campioni di eSports.

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Zwift, una startup di Long Beach, in California, che sviluppa progetti virtuali per far allenare ciclisti, corridori e “atleti” di eSports.  La compagnia, nella sua breve vita, ha raccolto 120 milioni di dollari in una serie di finanziamenti guidati dalla Highland Europe. Accanto a questa, anche True, Causeway Media e Novator, investitori più che interessati a iniziative VR che coinvolgono il business.

Quello che Zwift realizza, e che la distingue dal resto delle aziende operanti nel mondo VR, è l’integrazione tra i programmi di allenamento degli sportivi nel mondo reale e le sessioni virtuali, che hanno l’obiettivo principalmente di formare la mente e non solo il corpo. Tutto questo senza dimenticarsi temi quali la collaborazione tra i team, supportando attività in una sorta di multiplayer molto comode per discipline, quali il ciclismo, che pur se individuali poggiano le strategie di gara sulle azioni del gruppo.

Il sistema di Zwift si compone di uno schermo su cui vengono proiettati gli ambienti di allenamento e un hardware ad essi collegato. Può essere sia di terze parti che sviluppato internamente e in quel caso si tratta del RunPod, un sensore da agganciare ad una delle scarpe, che funziona in maniera simile a un Garmin Foot Pod, per rilevare velocità, cadenza e distanza. I due principali hub di Zwift sono oggi a Long Beach e Londra, con hub aggiuntivi in ​​Brasile, Australia, Israele e in Giappone.

Gli esperti chiamano il terreno fertile entro cui si inserisce Zwift “virtual fitness” ed è uno di quei trend che potrebbe sicuramente prendere piede nei prossimi anni. Il motivo sta nel vasto campo di utilizzo, dato anche l’aumento nell’uso della tecnologia digitale per sport tradizionali, come il calcio e il basket. Panorama di interesse è anche quello che riguarda gli eSports, che pure necessitano di una profonda connessione tra il training fisico e quello “mentale”.

Fonte: Techcrunch