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Google Apps, videosharing per il business

Nasce una nuova possibilità per chi utilizza la versione a pagamento della suite Google Apps: 3Gb di spazio remoto per utente utile ad archiviare video e condividerli internamente (da pc o dispositivi mobili) con tutti gli strumenti sociali del caso.

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Google Video si veste per l’ufficio e entra a far parte del pacchetto Google Apps. La Premiere Edition per la cifra di 50 dollari l’anno offrirà ora infatti anche un servizio di hosting e sharing video non dissimile dall’originaria repository Google ma con alcune specifiche peculiarità.

L’idea di base è quella per cui spesso la comunicazione aziendale possa essere facilitata da un video, o che molte cose possano essere spiegate meglio in un filmato, o che infine sia opportuno avere un archivio di materiale video consultabile in qualsiasi momento. A tale scopo Google offre ai suoi clienti 3Gb di spazio remoto per utente e tutte le funzioni accessorie del caso (tag, embed, restrizioni, download e commenti) più un innovativo Scene browser che presenta thumbnail di diverse scene di un video e consente di saltare dall’una all’altra.

Tutto avviene ad uso interno, i video caricati con Google Apps non possono poi essere condivisi al di fuori dell’azienda (almeno a partire da quella posizione) mentre dal network interno possono essere visti anche con device portatili e mobili. Nonostante non possano girare liberamente, i video sono però altamente selezionati e filtrati dalla tecnologia di identificazione dei contenuti di Google che non lascia passare materiale protetto da copyright.

Google corporate video sarà una servizio riservato ai soli utenti Premiere, cioè quelli che pagano, che secondo il gigante della ricerca sono circa il 10% dei 10 milioni di utenti (cioè 500.000 business) che fanno uso della sua suite di programmi svillupata a Mountain View.

Secondo Dave Girouard, presidente della divisione Enterprise di Google, quello del corporate video è «un mercato da zero miliardi di dollari» volendo intendere che è un territorio vergine ancora non sfruttato da nessuno ma che ha ottime potenzialità, poichè il video «rimane ancora troppo costoso e complesso da gestire internamente dalle compagnie».