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Ecco come è nato il logo di Android

Per creare il logo di Android, la designer Irina Blok si è ispirata alle rappresentazioni di uomini e donne utilizzate sulle porte dei bagni pubblici.

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Presente su oltre un miliardo di dispositivi in tutto il mondo, il sistema operativo Android ha conquistato negli ultimi anni il panorama mobile. La sua immagine identificativa è rappresentata da un robottino verde, un droide ormai conosciuto da chiunque e inevitabilmente associato a smartphone e tablet. Non tutti sanno però come è nato il logo e quale sia stata la fonte di ispirazione per chi lo ha realizzato: Irina Blok.

Ne ha parlato nel fine settimana la redazione del New York Times, fornendo un breve ripasso sugli step che hanno portato alla creazione del simbolo. Blok, al tempo dipendente Google, è stata incaricata di trovare un marchio da associare al software allora in fase di perfezionamento. L’obiettivo principale era quello di creare qualcosa da fornire esclusivamente agli sviluppatori, ma in poco tempo la popolarità del droide ha raggiunto anche gli utenti. Ecco quanto racconta la designer sul proprio sito ufficiale.

Durante il mio lavoro per Google ho creato questo piccolo ometto verde, come parte della campagna di lancio. L’idea era quella di realizzare un logo open source, proprio come la piattaforma Android, da mettere a disposizione della community di sviluppatori senza le tipiche linee guida fornite dalle aziende. In modo simile al pinguino di Linux, il logo ha contribuito a stabilire l’identità del nuovo prodotto, raccogliendo il consenso degli ingegneri. Inizialmente il logo è stato pensato solo per la community di sviluppatori, ma in breve tempo ha raggiunto gli utenti, con milioni di persone impegnate a creare le proprie versioni.

Alcuni utilizzi alternativi del logo Android creato da Irina Blok

Alcuni utilizzi alternativi del logo Android creato da Irina Blok (immagine: Irina Blok).

Per abbozzare Bugdroid (questo il nome del logo), Blok ha fatto riferimento ai simboli che solitamente vengono impiegati sulle porte dei bagni pubblici, per distinguere quelli utilizzabili dagli uomini da quelli invece destinati alle donne. Un’idea tanto semplice quanto efficace, che ha portato al risultato oggi sotto gli occhi di tutti. Niente a che vedere con Dandroids, le prime mascotte della piattaforma realizzate nel 2007 da Dan Morrill.

Fonte: The New York Times • Via: Irina Blok • Immagine: Irina Blok • Notizie su: