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SMS, eri la lingua delle nostre emozioni

25 anni fa veniva inviato il primo SMS: dopo 25 anni tutto è cambiato e le stesse emozioni vengono veicolate tramite messaggistica e social network.

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Com’eri 25 anni fa? Stava per arrivare il Natale del 1992 e tu ascoltavi musica che oggi riascolti con nostalgia. Vestivi in modi che oggi forse ti imbarazzano, ma l’unica cosa che indossavi davvero con disinvoltura era quella leggerezza della gioventù in cui oggi fatichi invece a entrare. Quel che sei oggi, però, non è solo frutto dell’usura che 25 anni determinano per forza di cose: molto di quel che sei oggi è frutto di quel piccolo “Merry Christmas” che un ingegnere mandò il 3 dicembre del 1992. Era il primo SMS. Una scintilla pronta a deflagrare. Col senno del poi, una rivoluzione.

Quanti SMS hai mandato da allora? Il cellulare ti arrivò in mano come un trampolino di libertà, con la stessa valenza di quella patente automobilistica che ampliava il mondo attorno a te. Tutti erano raggiungibili, in qualsiasi momento. La suoneria (te lo ricordi!) rompeva il silenzio e in quei pochi attimi che ti separavano dalla lettura cresceva l’ansia per 160 caratteri che avrebbero potuto cambiarti la giornata. O la vita. Da allora quante volte è successo…

L’hai fatta innamorare. Lo hai fatto fremere. Hai comunicato a tutti che ti sei laureato. Hai annunciato tuo figlio. Hai espresso cordoglio. Hai organizzato le vacanze. Hai raccontato quella bugia. Hai rotto i rapporti, ma hai anche fatto pace. Ogni messaggio aveva un costo, quindi ogni parola era preziosa. Come in un moderno telegramma, hai imparato una lingua nuova fatta di “xché” e di “ke cosa”. Fino a sublimare l’emozione in segni grafici, capaci più di ogni altro di esprimere quel che avevi in cuore: una lingua fatta di :) e di ;), di <3 e di :P. Ti dicevano che violentavi la grammatica, ma tu stavi soltanto gestendo il budget compreso tra una ricarica e un’altra. SMS dopo SMS, emozioni grandissime scandite su una tastiera minuscola.

Ripensi a quel 1992 e non ti sembra di essere cambiato. Quel che è cambiata è la tua risposta al mondo esterno, improvvisamente diventato piccolo. Il T9 ti ha fatto cambiar marcia, ti sembrava ormai di aver raggiunto l’apice, ma l’avvento degli smartphone e delle nuove reti ha improvvisamente distrutto tutto quel mondo che oggi sembra il racconto di un Jurassic Park del digitale. La nostalgia per quegli anni ti rende vecchio, quindi hai spostato le tue emozioni sui social network e su WhatsApp, con meno limiti e più opportunità. Ti piace, certo che ti piace: quel che ti unisce a quel 1992 è solo rugginosa nostalgia per la forza di quelle abnormi emozioni messe a bordo di strumenti tanto semplici e banali.

La tua vita formattata a 160 caratteri, di fatto, era intensa e felice quanto quella formattata in 4G. Non sei cambiato, non sei cambiata. E come allora hai bisogno di innamorarti e di conquistare; di annunciare le grandi gioie e partecipare i grandi dolori; di incontrarti con gli amici e di vivere, appieno, la tua vita. Cambiano le tecnologie, cambia la lingua, cambia la velocità, cambiano i modi. Ma le emozioni no: rimangono, e ne abbiamo bisogno. Sempre.