La Olivetti Lettera 22 “tradita” dai giornalisti

Le vecchie macchine da scrivere sono state mandate definitivamente in pensione. Finora di questi antichi esemplari della scrittura pre-digitale e dei relativi pezzi di ricambio resisteva ancora un certo commercio grazie al fatto che circa 900 aspiranti giornalisti tutti gli anni erano costretti, per accedere alla professione, a spellarsi le dita sulle loro dure tastiere

Le vecchie macchine da scrivere sono state mandate definitivamente in pensione. Finora di questi antichi esemplari della scrittura pre-digitale e dei relativi pezzi di ricambio resisteva ancora un certo commercio grazie al fatto che circa 900 aspiranti giornalisti tutti gli anni erano costretti, per accedere alla professione, a spellarsi le dita sulle loro dure tastiere nel corso della prova di abilitazione (e chi scrive sa di quale prova disumana si trattasse…)

Ebbene, il Consiglio dei ministri ha approvato il regolamento che disciplina l’utilizzo del PC in questo esame, così queste vecchie macchine potrebbero aver fatto un passo avanti verso un’inevitabile oblio.

La “regina” delle macchine da scrivere meccaniche era senza dubbio la Olivetti Lettera 22, un capolavoro di ingegneria e design con tasti a pressione e inchiostro rosso e nero, realizzato all’inizio degli anni ’50 da Marcello Nizzoli e Giuseppe Beccio. La Lettera 22 era cara ai giornalisti della vecchia guardia per le sue dimensioni ridotte. Ridotte, si capisce, per gli standard dell’epoca: era infatti lunga e larga una trentina di centimetri e alta otto. Pesava approssimativamente 4 chili ed era stata concepita come strumento da viaggio, tanto da essere venduta in una confezione dotata di manico, come una valigetta.

La sua rapida diffusione ne fece presto l’icona del giornalismo moderno tanto che con il passare degli anni, e il progresso della tecnologia, i padri della professione in Italia, Enzo Biagi e Indro Montanelli, continuarono a lungo a servirsene. Memorabile la foto di quest’ultimo mentre tiene sulle ginocchia la sua leggendaria Lettera 22.

Uno dei motivi del successo di questa macchina era l’affidabilità: le sue dimensioni ridotte non la rendevano infatti meno resistente delle sue concorrenti di ben più robuste fattezze dal momento che le sue componenti interne erano state realizzate e assemblate con l’intento di tenere testa all’usura e al tempo.

Presentava una tastiera di tipo qzerty, conformemente allo standard italiano, e aveva due piccole particolarità, forse imputabili proprio alle dimensioni ridotte con cui era stata concepita: non presentava le lettere accentate e mancava il numero “1” sulla tastiera, il che costringeva gli utenti a dover digitare la lettera “elle”.

Con una punta di italico orgoglio ricordiamo anche che la Lettera 22, in esposizione permanente al Moma di New York come capolavoro di design, ricevette in patria il premio Compasso d’oro nel 1952 e nel 1959 fu dichiarata dall’Istituto di tecnologia di New York miglior oggetto di design del secolo.

Per i nostalgici e gli amatori, inseriamo alcune storiche pubblicità della mitica Lettera 22:

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