QuickTake e i fotografi Apple

Nella prima metà degli anni novanta, la casa della mela mordicchiata non godeva di ottima salute, almeno non la stessa da quando circa dieci anni prima il suo padre fondatore Steve Jobs s’era visto costretto a partire per altri lidi.Sono gli anni in cui la contemporanea Apple si guarda intorno e vede qualcosa. Nota che

Nella prima metà degli anni novanta, la casa della mela mordicchiata non godeva di ottima salute, almeno non la stessa da quando circa dieci anni prima il suo padre fondatore Steve Jobs s’era visto costretto a partire per altri lidi.

Sono gli anni in cui la contemporanea Apple si guarda intorno e vede qualcosa. Nota che negli Stati Uniti si sono spesi moltissimi soldi nel settore fotografico, il che era indice di mercato in buona salute. Dunque perché non provare a sfornare una macchina capace di dire la sua in questo mercato?

Detto, fatto. Dopo tanto progettare, iniziato nel ’92, due anni dopo venne data alla luce la prima macchina fotografica della serie QuickTake di Apple, e precisamente il modello QuickTake 100 (nome in codice Venus) con la particolare forma a ricordare una sorta di binocolo. L’idea era la solita, e cioè dare modo alle persone di fare le cose facilmente e con stile.

La macchina però, prodotta in collaborazione con Kodak che ne vendeva un modello simile a suo marchio (la Kodak DC40), non ebbe il successo sperato, anche e soprattutto per via di alcune limitazioni. Innanzitutto, quella di dover concorrere con nomi ben più blasonati nel settore.

Poi, con un prezzo di lancio di 749$, dal punto di vista della dotazione tecnica non offriva tantissimo. Un solo megabyte di memoria flash interna in cui poter memorizzare 8 foto alla massima risoluzione (ovvero di 640×480 pixel) o 32 alla minima (ovvero di 320 x 240 pixel) a 24 bit di profondità. Il formato era di tipo PICT o QuickTake. Non giovava nemmeno il tipo di collegamento previsto, e cioè unicamente via cavo seriale ed esclusivamente verso sistemi operativi della Apple. L’ottica era di tipo fisso, come anche sulle successive evoluzioni.

Vista la tiepida accoglienza, venne fatta debuttare la QuickTake 150 (nome in codice Mars), non più che un aggiornamento, a solo un anno di distanza. Ma le migliorie, come ad esempio l’aggiunta di una lente per foto ravvicinate, non furono tali da stravolgerla, e difatti ne bissò le vendite.

Non contenta, Apple ci riprova dopo un altro anno, con un nuovo modello, questo si rivoluzionato rispetto ai precedenti sia nel corpo, acquistando ora le fattezze dell’archetipo di macchina fotografica, sia nella tecnica. Per questo modello, QuickTake 200 (nome in codice Neptune), Apple decise di rivolgersi a Fuji (la quale produsse una gemella, la Fuji DS-7), e dei tre è stato il modello con un maggiore riscontro. Difatti vi si trovavano caratteristiche interessanti come la compatibilità con sistemi Windows anche in virtù della possibilità di utilizzare il software della Fuji, la memorizzazione su supporto estraibile (una scheda Secur Digital da 2 o 4 MB da 5V) con possibilità quindi di passare le foto su PC senza passare dalla fotocamera, una maggiore scelta di formati di memorizzazione tra cui anche BMP e JPEG.

Ma anche quest’ultimo tentativo ebbe vita breve, e poco mercato, e viene ricordata come uno dei fallimenti Apple, uno tra i flop tecnologici di cui è costellata la storia dell’informatica.

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