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Ofcom, Hadopi all’inglese

Da Ofcom una nuova proposta anti-pirateria: in UK, gli ISP potrebbero essere obbligati a rivelare gli IP degli utenti che fruiscono di materiale illegale.

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Mentre l’Europa si prepara a votare per l’ACTA, la nuova regolamentazione redatta per tutelare il diritto d’autore, il regolatore britannico Ofcom ha presentato una nuova proposta che, se approvata, costringerà gli ISP del Regno Unito a informare i trasgressori circa eventuali violazioni di materiale protetto dal copyright.

Nello specifico, nell’ambito del progetto di Ofcom, entro l’inizio del 2014 gli ISP potrebbero inviare lettere di avvertimento agli utenti sospettati di aver pubblicato online o fruito di contenuti di vario genere senza il dovuto permesso: coloro che ricevessero questa notifica comprenderebbero dunque che, da quel momento, le loro attività online verranno monitorate. Dopo tre avvisi giunti nell’arco massimo di dodici mesi, i titolari di quel determinato copyright potrebbero portare l’ISP in tribunale e obbligarlo a rivelare l’identità del trasgressore.

Gli ISP diventano pertanto il braccio armato della guerra contro la pirateria, esattamente quello che in Italia i piccoli provider chiedono da tempo di non diventare: inevitabilmente una traslazione dal Regno Unito all’Italia della soluzione Ofcom sarà oggetto di dibattito nei mesi a venire, e la Hadopi “ammorbidita” che si sta per adottare oltre la Manica potrebbe trovare nel nostro paese non pochi appoggi da parte di chi vorrebbe fare di più per ostacolare pirati e pirateria online.

Con una proposta del genere, appare chiaro come Ofcom desideri mettere in guardia i fornitori di banda larga e i milioni di clienti britannici dai rischi che si corrono quando si tratta di pirateria. Un portavoce ha spiegato che le autorità di regolamentazione consulteranno la proposta in questione nel minor tempo possibile e ha avvertito i downloader illegali che il nuovo regime dovrebbe, salvo imprevisti, entrare in vigore tra circa un anno e mezzo. La palla passa quindi alla politica, ove il principio legato al controllo ed al controllore incaricato dovranno essere soppesati in base anche alle osservazioni destinate ad arrivare contro questo tipo di approccio.

L’industria dell’intrattenimento, di cui fanno parte BPI e MPA, da progetto dovrà monitorare i network in cui si condividono online i contenuti audio e video e si occuperà di raccogliere gli indirizzi IP di coloro che condividono file protetti da copyright. Questi indirizzi poi verranno controllati da sei fornitori di banda larga, ovvero BT, Virgin Media, TalkTalk, Sky, O2 e Everything Everywhere.

Fonte: The Verge • Via: Telegraph • Immagine: Olivier Brunchez • Notizie su: