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Quando la bicicletta è connessa

La bici intesa non più come un'alternativa all'automobile, ma come una sua estensione, per dar vita ad un nuovo modello intelligente di sostenibilità.

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È impossibile pensare ad un modello di mobilità sostenibile senza mettere in discussione l’attuale concezione della mobilità stessa. Per arrivare un giorno a potersi muovere in modo più intelligente, efficiente e rispettoso per l’ambiente, è necessario innanzitutto evolvere l’idea di viaggio, di spostamento. L’automobile, mezzo di trasporto preferito dalla grande maggioranza delle persone, deve necessariamente arrivare a costituire uno dei sistemi impiegati durante il tragitto verso la propria destinazione, non l’unico.

Sgomberare i centri urbani dal traffico, sollevando chi li abita dall’annoso problema dell’inquinamento, è possibile, ma richiede uno sforzo congiunto di tutte le parti in gioco: le istituzioni sono innanzitutto chiamate a mettere in campo iniziative atte a favorire l’uso dei trasporti pubblici, gli automaker a sviluppare soluzioni sempre più eco-friendly e gli utenti finali a familiarizzare con i vantaggi offerti da mezzi spesso poco utilizzati, come le biciclette. Pedalare diventerà un’attività smart, connessa: la bici sarà sempre più un’estensione dell’auto, non una sua alternativa, a cui affidarsi nel momento in cui si sta per approcciare un centro abitato dove muoversi a bordo di quattro ruote rappresenta un’inutile perdita di tempo e un’inevitabile fonte di stress.

La bici di domani: elettrica e connessa

La tecnologia correrà in aiuto a coloro che sceglieranno di adottare un nuovo modello di mobilità flessibile e intelligente (la sostenibilità ne è di fatto logica conseguenza). Ad esempio, i sistemi di bordo saranno capaci di individuare fino a che punto arrivare con l’auto e dove lasciarla, calcolando in tempo reale la disponibilità dei parcheggi e l’itinerario da seguire per evitare code, suggerendo poi di scendere e proseguire sui pedali. Già da tempo in molti di affidano alle bici pieghevoli per muoversi in modo agile nel traffico cittadino, ma la bicicletta del futuro sarà ulteriormente evoluta in quanto elettricaconnessa.

Un primo esempio della rivoluzione che si cela ormai dietro l’angolo è stato fornito da Ford al recente Mobile World Congress 2015 andato in scena a Barcellona. Il produttore ha svelato Mode:Me e Mode:Pro, due e-bike studiate rispettivamente per l’utente comune e per il professionista, equipaggiate con un sistema di pedalata assistita, in grado di occupare poco spazio quando richiuse e pienamente integrate con le tecnologie mobile. Un’iniziativa che si incastra alla perfezione nel progetto Smart Mobility Plan lanciato dall’automaker statunitense, di più ampio respiro e finalizzato proprio a trovare soluzioni capaci di rendere smart la mobilità in tempi relativamente brevi.

Galleria di immagini: MWC 2015: Ford MoDe:Me e MoDe:Pro

L’applicazione Mode:Link, del tutto compatibile con il sistema di infotainment Ford SYNC, consente ad esempio di controllare lo stato di carica della batteria presente sulla bicicletta direttamente al cruscotto dell’auto. Sfruttando una connessione a Internet è inoltre possibile calcolare in modo dinamico il tragitto da seguire per giungere a destinazione, tenendo conto di parametri e variabili come le condizioni meteo previste, mentre gli indicatori presenti sul manubrio forniscono informazioni sul sopraggiungere dei veicoli (rilevati da appositi sensori) e sulla direzione in cui svoltare in prossimità di un incrocio.

Pedalare verso la mobilità sostenibile

In altre parole, l’evoluzione della bici non passa solamente dalla realizzazione di telai sempre più leggeri e resistenti, o dai passi in avanti compiuti in termini di design, ma anche dall’integrazione delle tecnologie legate sia all’ambito automotive che a quello del Web. Pedalare diventerà sempre più la parte finale del viaggio, contribuendo a risolvere alcuni dei problemi che oggi affliggono i centri abitati delle grandi città: carenza di parcheggi e smog in primis.

La bicicletta potrebbe dunque ritrovare un ruolo da protagonista comprimario: non una alternativa all’auto, ma uno strumento complementare, ennesimo ingrediente nell’ottica di un approccio intermodale su cui strutturare i progetti di mobilità del futuro.

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