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Go: l’intelligenza artificiale ha battuto l’uomo

Il primo dei cinque match che vedono il sistema sviluppato da DeepMind sfidare Lee Se-dol, campione coreano di Go, si è concluso con una vittoria dell'IA.

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L’uomo contro la macchina, la capacità cognitiva e decisionale propria dell’essere umano contro le potenzialità di elaborazione dell’intelligenza artificiale. Il terreno di confronto scelto per la sfida è una tavola di Go. Il gioco, chiamato anche wéiqí in cinese e baduk in coreano, ha visto il campione della disciplina Lee Se-dol (attualmente secondo nella classifica mondiale) affrontare il sistema AlphaGo sviluppato da DeepMind.

AlphaGo 1 – Lee Se-dol 0

Il primo dei cinque match in programma è andato in scena questa notte a Seul e si è concluso con una vittoria dell’IA. Se-dol, in gara per un montepremi pari a un milione di dollari, ha dichiarato la sconfitta dopo circa tre ore e mezza di gioco, con ancora 28 minuti e 28 secondi a disposizione sul proprio orologio. Il prossimo testa a testa si terrà nella notte tra giovedì e venerdì, alle ore 04:30. Il verdetto finale non è dunque ancora stato scritto, ma il primo punto è da assegnare al complesso sistema di reti neurali e machine learning che regolano il comportamento di AlphaGo. DeepMind, va ricordato, è una società acquisita da Google nel 2014.

Go, il gioco

Nel gioco, presente in Cina da almeno 2.500 anni, i due sfidanti collocano delle pietre bianche e nere in corrispondenze delle intersezioni di una griglia (chiamata goban) formata da 19 linee orizzontali e altrettante verticali. L’obiettivo è di controllare un’area maggiore rispetto a quella dell’avversario, disponendo le proprie pedine in modo che non possano essere catturate facendosi circondare completamente. Una pratica che richiede strategia ed equilibrio, tattica e un’attenta pianificazione delle mosse.

AlphaGo aveva già battuto il campione europeo Fan Hui (2-dan), ma Se-dol è di un’altra categoria (9-dan). Quanto accaduto testimonia le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale in situazioni complesse e nelle quali fino a poco tempo fa si pensava che solo la mente umana fosse in grado di considerare tutte le variabili necessarie. Se l’IA è ormai da tempo in grado di gestire ogni aspetto di un gioco come quello degli scacchi (già nel 1989 il sistema Deep Thought sfidò Garry Kasparov, pur uscendo sconfitto dall’incontro), con Go è necessario un processo cognitivo molto più complesso ed elaborato, sono richieste intuizione e valutazione delle possibili mosse dell’avversario.

Supercomputer e pensiero

Quello del cognitive computing è un ambito esplorato anche da realtà come IBM, che con il progetto Watson ha creato un sistema capace di gestire grandi quantità di dati in tempi estremamente brevi. Anche in questo caso, per dimostrarne le potenzialità, l’IA è stata sottoposta ad un gioco. Nel 2011 la scelta è ricaduta su Jeopardy, un quiz popolare negli Stati Uniti, a cui Watson ha preso parte in qualità di concorrente, rispondendo in modo rapido a domande aperte e dimostrando così le proprie avanzate capacità di ragionamento.

Speciale: Watson

Fonte: The Verge • Notizie su: ,
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