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L’Internet Day degli italiani

Il 29 aprile i festeggiamenti per i 30 anni della prima volta di Internet in Italia: un sito lanciato dal governo raccoglie le iniziative.

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A fine aprile si terranno una serie di iniziative mappate a livello nazionale per ricordare il giorno in cui il Cnr di Pisa si collegò ad Arpanet: 30 aprile 1986. I prodromi di Internet, infrastruttura base di quel che poi ha consentito il web per tutti, la Rete di collegamento tra home personal computer che ha cambiato il mondo negli anni Novanta. È lo stesso presidente Matteo Renzi a celebrare la data istituendo un Italian Internet Day.

Sì, ci voleva un’attenzione particolare per la data del 30 aprile 1986, un po’ schiacciata fra la notizia drammatica dell’incidente di Chernobyl avvenuto giusto 4 giorni prima e tutto quanto successo negli anni a venire, quelli dell’Internet di massa. Tutti ora lo chiamano così, Internet, ma in quegli anni era un termine che non significava nulla. C’erano il progetto EARN, Arpanet, e pochi potevano immaginare la rivoluzione dentro quel sistema adoperato dai ricercatori universitari, inventato per scopi militari negli anni peggiori della guerra fredda.

Il giorno in cui «l’Italia scoprì Internet» (così dice il capo del governo, anche se in effetti sarebbe più corretto dire che si mise in contatto) forse non è stato esattamente quel giorno, ma molto tempo dopo. Tuttavia quando il CNUCE di Pisa (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico), il primo centro italiano di supercalcolo al servizio della ricerca scientifica nazionale, fondato venti anni prima dal matematico Alessandro Faedo (poi presidente del Cnr) si collegò via satellite con la stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania, si stabilì un contatto che si può considerare come l’alito di vita e coscienza immaginato da Michelangelo nella Cappella Sistina. Un momento magico, l’apertura di un varco verso un mondo.

Matteo Renzi si chiede, a posteriori, se non si tratti del più grande buco della storia del giornalismo italiano:

Su questo (evento) neanche una riga si trova sui giornali dell’epoca. E non c’è un video a ricordare quel momento. E nemmeno una foto.

Di certo stavolta non si corre il rischio, essendo stato coinvolto lo specialista: Riccardo Luna e gli “animatori digitali”, la versione in aula scolastica dei champions, inseriti nel progetto della Scuola Digitale. A loro il compito di rimpolpare e animare italianInternetDay.

Scuole e governo

Qualcuno storcerà il naso vedendo questo confluire di celebrazioni intrecciata alla scuola, ibridata con la comunicazione governativa. Superando di slancio tutto quanto già detto – e che non va ripetuto – su come viene affrontata l’agenda digitale in Italia (e su come, a dirla tutta, permane il vizietto di registrare domini privati per progetti pubblici che immancabilmente faranno alzare i toni e soprattutto le barricate: ma non se ne può proprio fare a meno?), resta un progetto interessante in cui almeno si prova a fare un po’ di storia di Internet. A pensarci bene, è quasi assurdo che non diventi una disciplina di studio nei gradi dell’obbligo, almeno una infarinatura. Sarà dunque stimolante raccogliere le iniziative, sia programmate che spontanee, per quella data, che secondo le aspirazioni di chi ha inventato l’Italian Internet Day coinvolgerà enti pubblici e privati, cittadini e imprese. Gli insegnanti saranno fondamentali, e su di loro c’è da scommettere in positivo.

C’è spazio in questa notizia anche per un impegno politico, effettivamente non più rimandabile: la banda larga. Il prossimo mese dovrebbe essere quello giusto per il bando sulla banda ultralarga, il primo di una corsa a tappe per rispettare l’obiettivo 2020. Scritto nero su bianco da Renzi su Facebook.

Pionieri

Con questo trentennale si ricorda un inizio ma anche la conclusione di un percorso pionieristico che risale addirittura a Enrico Fermi e alla sua idea di concentrare risorse a Pisa per realizzare un calcolatore tutto made in Italy, che poi si chiamò CEP. Attorno a questo progetto si radunarono le menti che poi hanno sviluppato poco lontano alcune linee di calcolatori Olivetti. Negli anni Sessanta venne il CNUCE, che era dotato di uno dei più grandi calcolatori di allora, l’IBM 7090. Tutto questo lavoro, tutti i linguaggi adoperati e la tecnologia, finirono nel Cnr e diedero vita negli anni all’Istituto di Scienze dell’Informazione dell’Universita’ di Pisa dove sono stati formati i docenti di intere generazioni di ingegneri che negli anni Ottanta hanno iscritto l’Italia nei vari nodi internazionali, fino a quel fatidico 1986.
Ecco perché Pisa è sede dell’Internet Festival.

Fonte: Italiani Internet Day • Notizie su: ,
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  • 29/03/2016 alle 19:14 #534629

    Massimo
    Membro

    Invece di fare tanto trionfalismo pensiamo a come l’Italia si è fatta dominare per decenni dall’IBM, i cui sistemi erano cari e poco efficienti. Ma i nostri manager avevano studiato Dante e Manzoni ed erano del tutto incompetenti quando si dovevano valutare tecnologie informatiche.

    Pensiamo anche a come è stata distrutta l’Olivetti, al cui interno c’erano prodotti che avrebbero potuto conquistare il mondo. Lo so bene perché li ho usati di nascosto: purtroppo un management molto discutibile li ha stroncati senza capire cosa aveva in mano (o forse capendo bene che ostacolava i propri interessi personali).

    Pensiamo ai tanti soldi buttati con il digitale terrestre, solo per dare ossigeno ai monopoli televisivi e in particolare all’odiata RAI, in cui noi tutti dobbiamo mantenere schiere di raccomandati. Con tutti quei soldi avremmo potuto creare una splendida rete internet e forse istruire un po’ meglio tanti Italiani, che invece continuano a frequentare le facoltà umanistiche, fabbriche di disoccupati.

    Pensiamo infine all’enorme quantità di fibre sotterrata inutilmente nelle nostre città, senza nessun piano di razionalizzazione: al solito i comuni pensavano solo a fare cassa con una politica insensata che in ultima analisi andava solo a danno dei cittadini.