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L’occhio artificiale in un brevetto di Google

Una proprietà intellettuale depositata da bigG negli USA fa riferimento ad un intervento per rimpiazzare parte dell'occhio con una componente elettronica.

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Se la soluzione proposta con le lenti a contatto smart sembrava appartenere ad un futuro fantascientifico, quella che emerge da un nuovo brevetto depositato da Google lo è ancor di più. Si parla sempre di occhi, in questo caso di una tecnologia studiata per risolvere i problemi alla vista che affliggono milioni e milioni di persone, rimpiazzando fisicamente una parte dell’organo interessato con una componente elettronica.

La descrizione è contenuta in una proprietà intellettuale depositata dal gruppo di Mountain View presso l’USPTO (United States Patent and Trademark Office) e chiamata “Intra-Ocular Device”. Si tratta in sintesi di un dispositivo progettato per aiutare a convogliare correttamente la luce catturata dalla superficie dell’occhio verso la retina, consentendo di visualizzare il mondo circostante in maniera ottimale, con la giusta messa a fuoco e senza le distorsioni causate da difetti refrattivi come miopia, astigmatismo, presbiopia ecc. Al suo interno si troveranno uno storage, moduli per la trasmissione delle informazioni, lenti e ovviamente una batteria, con l’alimentazione che sarà delegata ad una fonte esterna, in modalità wireless.

Un'immagine dal brevetto "Intra-Ocular Device" depositato da Google

Un’immagine dal brevetto “Intra-Ocular Device” depositato da Google (immagine: USPTO).

Il device comunicherà con un secondo apparecchio esterno delegato all’elaborazione, che con tutta probabilità dovrà essere indossato o tenuto a portata di mano dal paziente. L’applicazione dovrà essere effettuata, per forza di cose, attraverso una procedura chirurgica: si parla di una soluzione liquida iniettata all’interno del bulbo oculare, che poi autonomamente va a solidificarsi assumendo la forma più adatta alla conformazione dell’occhio.

Interpellato sul brevetto in questione, un portavoce di Google non ha rilasciato alcun commento. Potrebbe trattarsi di un progetto non destinato al mercato, portato avanti esclusivamente con finalità di ricerca. Considerando l’attività di Verily (divisione della parent company Alphabet impegnata in ambito medico), però, non è da escludere lo sviluppo di una soluzione in grado di migliora la qualità della vita a tutti coloro che soffrono di problemi alla vista.

Fonte: USPTO • Via: CNET • Notizie su: ,
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