Chi c'è dietro la 23andMe?
Al fianco della Wojcicki v'è Linda Avey: laureata anch'essa nell'ambito delle biotecnologie e da tempo impegnata in ambito medico, la Avey ha da sempre cercato un approccio particolare alla ricerca, approccio maturato in seguito nell'idea 23andMe e nelle particolari metodologie alla base di quanto posto in essere oggi dall'azienda con il suo particolare modo di rapportarsi agli utenti ed alla sensibilità di un argomento tanto importante. A completare il Board of Director 23andMe un altro nome già da tempo in stretto legame con il mondo della tecnologia: Esther Dyson nasce con la propria EDventure Holdings (poi venduta a CNet), ma nel proprio passato ha esperienze di importante rappresentanza all'interno dell'ICANN e della Electronic Frontier Foundation, nonchè investimenti in nomi quali Flickr, Del.icio.us, Orbitz, Medstory (oggi sotto l'ala protettiva Microsoft) e BrightMail.
Tre donne, dunque, a capo di un gruppo che ha respirato la rete fin dai propri albori. 23andMe, lo si può dire, ha il web nel proprio DNA. Ed è questa una importante chiave di lettura per capire come e perchè un servizio similare può incarnare una rivoluzione silente di impatto clamoroso.
Oltre alle persone, poi, vi sono i capitali. E sono fin da subito capitali ingenti. Il servizio, sebbene stia cercando una dimensione tale da permettere una gestione autonoma dell'impresa, necessitava di iniezioni importanti per attivare i meccanismi e la prima importante stampella è giunta da Google: il gruppo ha pesantemente (l'aggettivo sia commisurato alle dimensioni della startup, non a quelle di Big G) investito in 23andMe (consolidato i legami già intercorrenti tra le parti) apportando circa un terzo degli 8.9 milioni di dollari già raccolti.
La parte restante proviene dalla New Enterprise Associates (NEA), venture capital che ha inteso dar fiducia al progetto nella convinzione per cui entro breve l'analisi del DNA possa diventare un mercato redditizio e di grande ritorno per il proprio investimento odierno. Altri capitali giungono infine dalla Genentech, azienda vicina all'industria farmaceutica e delle biotecnologie impegnata direttamente nel progetto tramite la fornitura di materiale per il kit di raccolta della saliva.
A onor di cronaca occorre altresì segnalare il fatto che 23andMe abbia un approccio particolare alla materia, ma non è certo l'unico gruppo ad occuparsene. Tra i nomi più noti ad affiancare l'avventura di Linda Avey ed Anne Wojcicki figurano ad esempio:
- deCODEme: il funzionamento è molto simile a quello 23andMe, ma grossa differenza v'è ancora sul prezzo: mentre 23andMe è sceso ormai a 399 dollari per il singolo kit, deCODEme è fermo ancora a 985 dollari (al pari del precedente standard della concorrenza);
- Helix Health: la presentazione avvicina il test non tanto ad una utenza consumer, quanto più ad una utenza esperta costituita da medici che intendono avvalersi di questo strumento per offrire un migliore servizio ai propri pazienti. Non si pensa ad un test messo nelle mani direttamente della persona, ma si immagina una mediazione: il che cambia parecchio l'approccio ai risultati, la loro comprensione e l'impatto psicologico conseguente;
- Navigenics: la differenza è importante a partire dal prezzo: 2500 dollari per il test iniziale, 250 dollari annui per mantenere in vita l'abbonamento. In tale cifra è compresa una consulenza 24/7 per meglio interpretare i dati ricavati dal test, nonché un continuo aggiornamento sulle proprie predisposizioni e caratteristiche genetiche.
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