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ICANN: nuove proposte di riforma

Alcuni consiglieri di amministrazione dell'ICANN propongono una riorganizzazione dell'organismo differente da quella prospettata dal presidente Stuart Lynn. Sembra ormai del tutto sfumata la possibilità di nuove elezioni a suffragio universale.

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Prosegue il dibattito sulla riforma dell’Internet Corporation for Assigned Names and
Numbers
(ICANN), l’organismo che regola il sistema dei domini online. Una
parte del suo consiglio di amministrazione ha appena presentato una serie di raccomandazioni

in risposta ad un rapporto pubblicato dal presidente Stuart Lynn a
febbraio.

Il consiglio di amministrazione dell’ICANN si era riunito a
New York il 25 ed il 26 maggio. Venerdì, un comitato ristretto di quattro
consiglieri ha pubblicato la propria proposta
di riforma
. I quattro hanno precisato che questo documento non rappresenta
la posizione dell’intero consiglio, composto di diciannove membri.

Nel 2000, l’ICANN, un organismo emanazione del Dipartimento del Commercio statunitense, aveva
lanciato la campagna denominata “at large membership”, grazie alla quale
sarebbero stati ammessi al suo interno anche consiglieri non statunitensi. Tra
agosto ed ottobre si erano svolte le prime elezioni aperte a tutti i navigatori
maggiori di 16 anni. L’effettivo peso dei cinque membri “at large” all’interno
del consiglio è stata spesso messa in dubbio.

La proposta
del presidente Lynn di fatto cancella l’idea dell’elezione diretta: due
terzi dei componenti del consiglio dovrebbero essere scelti direttamente da un
comitato (Nominating Committee) composto da tecnici, accademici e uomini
d’affari, e gli altri dovrebbero essere nominati dai governi nazionali.

I quattro consiglieri, pur non rifiutando in blocco questa
proposta, l’hanno riformulata in una maniera che tenterà di evitare le critiche
che essa aveva sollevato. Innanzitutto, andrebbe riorganizzata la
struttura interna dell’ICANN. Attualmente, l’organismo è composto di Supporting
Organizations
(SO), che si occupano delle policy, e Advisory Committees

(AC). I quattro consiglieri propongono alcuni cambiamenti in entrambi questi
rami:

  • La
    Domain Name Supporting Organization (DNSO) dovrebbe essere divisa in Generic
    Name Supporting Organization (GNSO) e Country-code Name Supporting
    Organization (CNSO): la prima si occuperebbe dei nomi di dominio generici,
    l’altra, composta dai rappresentanti delle varie naming authority
    nazionali, di quelli identificativi di un paese
  • La
    Protocol Supporting Organization (PSO), incaricata dello sviluppo dei
    protocolli, andrebbe soppressa e sostituita dal Technical Advisory
    Committee (TAC), che si occuperebbe di tutte le questioni tecniche

Fatto questo, sette seggi del consiglio dovrebbero essere
assegnati d’ufficio ad alcune figure chiave dell’organizzazione:

  • L’amministratore delegato dell’ICANN
  • Il presidente (o un delegato) della GNSO
  • Il presidente (o un delegato) della Address Supporting Organization (ASO)
  • Il presidente (o un delegato) della CNSO
  • Il presidente (o un delegato) del Government Advisory Committee (GAC)
  • Il presidente (o un delegato) de Root Server System Advisory Committee (RSSAC)
  • Il presidente (o un delegato) del Security and Stability Advisory Committee (SAC)
  • Il presidente (o un delegato) del TAC o dell’Interactive Advertising Bureau (IAB)

Gli altri membri (da cinque a undici) dovrebbero essere
scelti da un Nominating Committee e durare in carica per tre anni
scaglionati in modo che ogni anno ne venga eletto 1/3. Non è chiaro chi
dovrebbe far parte del comitato di nomina; i quattro consiglieri si limitano ad
osservare che tra i suoi membri dovrebbero figurare sia rappresentanti dei vari
organismi dell’ICANN, sia esponenti non meglio identificati della società di
Internet.

La proposta è disponibile
per commenti sul sito dell’ICANN. I promotori sperano che essa possa essere
discussa al vertice di Bucarest, previsto per la fine di giugno, e che l’intera
fase preliminare si concluda entro ottobre, al vertice di Shanghai. I quattro
consiglieri non sembrano però voler premere troppo sull’acceleratore: «Vogliamo
che sia chiaro che le raccomandazioni contenute in questo documento guardano al
futuro a lungo termine dell’ICANN, non al processo di transizione più
breve».