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Il social lending non è un’opinione

L'intervento della Banca d'Italia su Zopa lascia qualche perplessità in quanto a tempi e modi. Tutto verte su di una interpretazione tecnico-giuridica che ha però bloccato le operazioni di prestito. Il social lending si coalizza in attesa di una soluzione

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A mano a mano che passano le ore la community del social lending sembra coalizzarsi sempre più. I prestatori di Zopa Italia, la parte probabilmente più colpita dallo stop imposto dalla Banca d’Italia, hanno espresso sul blog del servizio forte supporto al team ed al tempo stesso Webnews ha potuto registrare la generosa “solidarietà” dei rivali di Boober (fuori dal caso poiché operanti su di un sistema di raccolta differente) per una iniziativa di Bankitalia quantomeno spigolosa nei tempi e nei modi. Nessuna novità dal fronte, al momento, ma le analisi sul problema sembrano far emergere il nocciolo della questione.

Spiega Maurizio Sella, amministratore delegato di Zopa Italia, in un nuovo comunicato ufficiale: «Siamo molto sorpresi da questa decisione che ci sembra dovuta unicamente a valutazioni di carattere tecnico-giuridico sul funzionamento della piattaforma, a fronte delle quali peraltro avevamo proposto una soluzione definitiva. Abbiamo sempre collaborato con Banca d’Italia, fin dalla fase di progettazione di un’iniziativa sicuramente non codificata. Nel gennaio 2008 abbiamo iniziato ad operare dopo avere ricevuto l’ok dell’Ufficio Italiano Cambi e da quel momento Zopa è stato un grande successo, soprattutto in un momento storico in cui il credit crunch escludeva intere fasce sociali dall’accesso al credito. Ci siamo attivati per tutelare la nostra posizione e la community in tutte le sedi e in tutti i modi che ci saranno consentiti, confido in un rapido rientro alla normalità». Nelle parole di Sella c’è tutto: la preventiva approvazione di Bankitalia, le ricevute autorizzazioni richieste, il successo successivo nella community. Poi la diffida della Banca d’Italia e quindi la cancellazione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze dall’elenco degli intermediari finanziari.

Secondo Sella tutto gira attorno a «valutazioni di carattere tecnico-giuridico sul funzionamento della piattaforma». Si può presumere che il motivo del contendere sia riscontrabile in un documento comparso sul sito il 16 Febbraio scorso, quando si sottolineava: «A maggior precisazione di quanto già previsto ed indicato nel mandato Zopa-Prestatori ed in tutta la documentazione contrattuale e di presentazione presente sul sito www.zopa.it, si specifica che le somme trasferite presso il Conto Prestatori Zopa rimangono di piena ed assoluta titolarità dei singoli prestatori, costituendo un patrimonio distinto ad ogni effetto da quello della società. Il Conto Prestatori Zopa deve ritenersi un cd. “conto beni di terzi“, sul quale le somme trasferite dal Cliente rimangono esclusivamente in attesa delle istruzioni del Cliente e dell’abbinamento delle Offerte di Prestito con le Richieste Confermate dei Richiedenti. Resta inteso che Zopa non assume né può assumere alcun obbligo di rimborso delle somme ricevute dai Prestatori, essendo tali somme destinate all’esecuzione del mandato […] Resta altresì fermo che, sino a quando il mandato di pagamento non sia stato eseguito da Zopa, il Cliente può in ogni caso revocare le proprie istruzioni a Zopa richiedendo la restituzione delle somme di cui al mandato».

Conto Prestatori nel mirino di Bankitalia

Grafico del test di Webnews su Zopa.it

Tutto verte, insomma, intorno a quella piccola somma che ogni prestatore ha in bilico tra il proprio portafoglio ed il prestito al destinatario: il tempo che intercorre tra il deposito ed il prestito determina il problema che ha causato l’intervento ministeriale (secondo i calcoli di Zopa il capitale additato è nell’ordine del milione di euro per una media di 300 euro per ogni prestatore). Per la Banca d’Italia questo procedimento si configura come una raccolta di risparmio: c’è da chiedersi, a questo punto, se ci sia stato uno scarso controllo prima o un eccesso di zelo poi.

La posizione di Zopa Italia è ora espressa dal Marketing Manager Carlo Vitali: «Noi siamo pienamente convinti che il Conto Prestatori Zopa, infruttifero e che non fa parte del patrimonio di Zopa, sia un conto di transito per eseguire gli ordini che riceviamo dai prestatori in base al mandato che sottoscrivono. È assimilabile ai money transfer, a Paypal, solo per citare alcuni esempi. Abbiamo avuto in ciò sostegno non solo dai nostri legali, ma anche da un parere pro veritate al massimo livello italiano. La soluzione che in ogni caso avevamo proposto a Banca d’Italia, anche se non lo ritenevamo necessario, era l’apertura di conti di moneta elettronica per ogni prestatore. Questo risolveva alla base il contenzioso e avevamo già pronto l’accordo, sia tecnico che commerciale, con due possibili partner: a questa proposta non abbiamo avuto risposta.

La vicenda ha portato il social lending sul Sole24Ore, in RAI (minuto 6.40) e su gran parte dei siti web attenti alle nuove dinamiche del prestito in Rete. La vicenda rimane però in bilico, pendente da una questione interpretativa della quale Bankitalia si fa arbitro e probabilmente destinata ad una prossima fase legale. Se Zopa ne uscisse sconfitta, per il social lending italiano la strada inizierebbe pesantemente a salire.