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La Russia vuole portare la pubblicità nel cielo

La Russia vorrebbe sfruttare una serie di minuscoli satelliti in orbita per esibire gli annunci pubblicitari nel cielo serale.

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I piani controversi di un’azienda con sede in Russia vorrebbero portare le pubblicità nel cielo serale usando centinaia di minuscoli satelliti in orbita. L’ambizioso progetto di marketing diffonderebbe slogan e loghi luminosi a 480 chilometri di distanza dalle persone a cui è destinato.

StartRocket è una società in erba che spera di utilizzare Cubesats – navicelle spaziali di dimensioni ridotte – in un’orbita terrestre bassa, organizzandole in modo particolare in base alle richieste del cliente pagante. Queste rifletterebbero la luce dal sole verso quella terrestre e quindi sarebbero funzionali solo quando la luce è disponibile vicino alla Terra ma non sulla sua superficie, come all’alba e al tramonto.

Non tutti sono contenti dei piani dell’azienda russa, tuttavia. Alcune critiche sottolineano come il problema dell’inquinamento luminoso verrebbe amplificato, e non di poco. StartRocket stima che l’annuncio pubblicitario avrebbe una lunghezza di circa 50 chilometri quadrati e sarebbe teoricamente visibile per un totale di sei minuti, tre o quattro volte al giorno. Tra le pubblicità potrebbero annoverarsi quella del Super Bowl, di Coca Cola, della Brexit, delle Olimpiadi , di Mercedes e di FIFA, tanto per fare qualche esempio.

A opporsi maggiormente alla società russa sono gli astronomi, secondo cui la pubblicità nel cielo sarebbe “una minaccia per le ricerche astronomiche da terra”. Gli annunci andrebbero infatti a interferire con la capacità degli esperti di raccogliere fotoni da fonti astronomiche.

Lo space entertainment, come viene definito, è un settore in via di sviluppo: sono infatti molte le aziende che cercano di utilizzare lo spazio per trarne profitto. D’altronde ciò che si può fare al di là dell’atmosfera terrestre può rivelarsi di grande utilità, come la rete Iridium Certus che permette di comunicare a navi, aerei e veicoli a guida autonoma.

Fonte: SlashGear • Immagine: Pixabay