QR code per la pagina originale

L’Internet Archive salverà i post di Google+

Il 2 aprile Big G chiuderà Google+ ma l'Internet Archive preserverà, tra le sue pagine, i post pubblici e mai cancellati.

,

Se c’è un obiettivo che si prefigge l’Internet Archive, è quello di salvare per futura memoria ciò che è stato del web che non è più. Si tratta delle pagine sostituite da altre, di come sono cambiati i social network e, nel nostro caso, di quanto di buono hanno fatto, nonostante una chiusura.

Ed è per questo che l’organizzazione salverà i post pubblici, mai cancellati e non privati, di Google+, nonostante Big G ne abbia decretato lo spegnimento definitivo tra meno di un mese, il 2 aprile. Da quella data, nessuno potrà più accedere al proprio account anche se i post e le condivisioni potranno apparire comunque tra le finestre di archive.org. Ovviamente non tutti potrebbero essere d’accordo con la questione ma l’archivio non prenderà in considerazione direttamente le richieste di oscuramento dei contenuti per i posteri.

L’unica cosa da fare per evitare la conservazione sul sito è eliminare l’account Google+ o seguire la procedura di Internet Archive per la rimozione di contenuti specifici, cliccando a questo indirizzo, che in pratica consente di inviare un’email a info@archive.org per verificare le pagine da cancellare e che si abbia la potestà per farlo.

La notizia ha comunque un certo perché. Si tratta della prima volta in cui l’organizzazione si muove, pubblicamente, per memorizzare un intero social network. Non si può dire ad esempio la stessa cosa per MySpace o simili. La mossa servirà però soprattutto alle prossime menti di Google che, magari tra un decennio, potrebbero pensare ad un ritorno in pista di un progetto del genere.

Basta dare un occhio al passato per accorgersi degli errori commessi ed evitare di rifarli. Magari dalle ceneri di Google+ nascerà qualcosa di più utile e identitario ma per il momento accontentiamoci del libro dei ricordi dell’Internet Archive che avrà un certo valore dal 3 aprile in poi.

Immagine: Pixabay