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Ring, obbligatoria l’autenticazione a due fattori

Ring richiede ora l'uso obbligatorio dell'autenticazione a due fattori per evitare accessi non autorizzati all'account degli utenti.

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A distanza di qualche giorno dall’annuncio di Nest anche Ring ha comunicato che l’utilizzo dell’autenticazione a due fattori è diventata obbligatoria per garantire una maggiore sicurezza agli utenti. L’azienda acquisita da Amazon nel 2018 ha inoltre introdotto nuovi strumenti per il controllo dei dati condivisi con terze parti.

Ring è da qualche mese al centro delle critiche, in quanto fornisce le registrazioni delle videocamere alle forze di polizia. Inoltre, secondo la EFF (Electronic Frontier Foundation) raccoglie i dati sensibili degli utenti tramite l’app Android. Le novità annunciate dovrebbero migliorare la credibilità dell’azienda in termini di sicurezza e rispetto della privacy. L’autenticazione a due fattori (2FA), finora disponibile come opzione facoltativa, diventa obbligatoria. L’obiettivo è prevenire accessi non autorizzati all’account, anche se i malintenzionati sono riusciti ad ottenere username e password.

Quando viene effettuato il login, l’utente riceve un codice temporaneo di sei cifre che deve essere digitato per accedere all’account. Il codice può essere ricevuto via email o SMS. Ciò permette di confermare l’identità dell’utente. La funzionalità è stata attivata anche per gli utenti condivisi. A partire da dicembre 2019 viene inoltre inviata una notifica per i login effettuati da un nuovo dispositivo o browser.

In seguito alla scoperta della EFF, Ring aveva promesso novità per la privacy. Gli utenti possono fin da subito disattivare la condivisione dei dati con aziende di terze parti. In futuro verrà aggiunta l’opzione di opt-out nel Control Center e in primavera verranno fornite ulteriori opzioni per limitare la condivisione delle informazioni. Infine è stata introdotta la possibilità di bloccare l’invio dei dati utilizzati per visualizzare inserzioni pubblicitarie personalizzate.