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Analisi della concorrenza online

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Prendo spunto da un libro di Dan Tapscott di qualche anno fa, “The Naked Corporation“, che descrive lo scenario in cui l’azienda si trova quando è nuda, esposta all’analisi, ai commenti e alle critiche da parte, non solo degli osservatori e degli analisti economici di settore, ma anche al giudizio dei consumatori e dei clienti, che soprattutto grazie e tramite la rete e le infinite fonti di informazioni che essa offre, possono apprendere tutto di ciò di cui si parla, nel bene e nel male in merito ad un’azienda.

Da un punto di vista propriamente aziendale, se da una parte la “trasparenza” della rete costituisce una latente (o palese) minaccia per la propria reputazione e immagine, dall’altra permette alle aziende di acquisire informazioni, analizzare e confrontarsi con la concorrenza in maniera molto più semplice e diretta di quanto accade nel mondo offline (di solito appannaggio di studi di settore, condotti da istituti di ricerca e di statistica).

Online le possibilità di accesso ai dati e alle informazioni e gli strumenti di marketing intelligente sono diventate più ricche e si sono evolute nel tempo, basti pensare all’analisi competitiva per quanto riguarda il posizionamento delle pagine del nostro sito rispetto a quelle del nostro diretto concorrente per keyword, per motore, per settore (sto pensando al servizio link polularity check di Marketleap).

Fatto questo preambolo, entriamo nel vivo del discorso, con un’altra, forse banale ma doverosa, premessa: online si possono definire infinite griglie, voci e parametri di benchmarking per mettere a confronto 2 o n aziende, dall’architettura informativa, alla qualità della comunicazione e dell’immagine online, alla presentazione dei prodotti e servizi, alla capacità di creare interazione, relazione e coinvolgimento con il nostro visitatore alle prestazioni del sito in termine di velocità di erogazione delle pagine o delle applicazioni online.

È quindi importante stabilire ambito e scopo della nostra analisi, in base agli obiettivi che abbiamo attribuito alla nostra presenza in rete; cosa desideriamo mettere a confronto e perché, come possiamo introdurre un’opportuna metrica di classificazione anche per valutazioni di tipo qualitativo e quali azioni potremmo intraprendere per migliorare la nostra situazione rispetto ai concorrenti?

Queste a mio avviso sono le domande chiave da farsi prima di impostare una propria personale griglia di valutazione.

Se per esempio il nostro obiettivo è quello di vendere online, e l’ambito di applicazione è confrontare la qualità della online customer experience del nostro sito con quello della concorrenza, potremmo valutare in una scala da 1 a 5 alcune voci come per esempio:

  • il nostro sito è focalizzato su un chiaro obiettivo? (nella fattispecie, vendere online);
  • il processo di acquisto online come è comunicato, gestito, percepito come di valore da parte dei nostri potenziali acquirenti? (metriche papabili sono il tempo medio di permanenza su ciascuna pagina, tasso di conversione online..);
  • vi è un incentivo sufficiente per favorire il completamento del processo? (si dovrà analizzare sul copywriting, la call to action);
  • qual è il livello di coinvolgimento offerto al visitatore durante il processo? (sono presenti strumenti di social commerce, come recensioni e/o valutazioni quantitative del prodotto);
  • ci sono troppe opzioni che possono distrarre l’acquirente dal completamento dell’acquisto? (potremmo verificare dalla click density, o la distribuzione dei click sulla singola pagina-processo, se vi è un eccessivo effetto di distrazione dall’obiettivo principale)
  • il sito è configurato per garantire le massime prestazioni anche in caso di banda limitata o configurazione Hw non dell’ultimo grido?

E che dire dei nostri concorrenti? Innanzitutto: chi sono e come possiamo identificarli online? Come possiamo classificarli? I motori di ricerca ci permettono di capire abbastanza facilmente chi sono i nostri concorrenti online, coloro che competono con noi nelle campagne PPC, che sono linkati dai siti e magazine online di settore, che appaiono con campagne banner sui siti visitati dalla nostra target audience online. Il tema davvero è molto vasto, questo è solo uno spunto, a voi i commenti e le considerazioni…

Cosa altro si potrebbe/dovrebbe considerare?

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