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Cerchi Alice, trovi Virgilio

Telecom Italia cambia strategia dividendo i marchi Alice e Virgilio: l'uno dedicato ai servizi a pagamento, l'altro dedicato ai contenuti gratuiti. Con questa mossa Telecom conta di cavalcare l'onda lunga dell'advertising online, in costante crescita

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La scorsa settimana il sito Alice sembrava impazzito e, assumendo nomi sempre diversi, aveva lasciato preludere ad una qualche novità in arrivo entro pochi giorni. La novità è presto arrivata, ma è una novità solo fino ad un certo punto: il sito web made in Telecom Italia, infatti, ha semplicemente risfoderato il brand Virgilio adoperandolo nella sua funzione originale. Da oggi, dunque, chi cerca Alice.it si ritroverà su virgilio.alice.it.

I motivi della scelta, per certi versi clamorosa se non altro nell’improvviso cambio di direzione adoperato, sono comunque tutt’altro che confusi. Secondo Giancarlo Vergori, responsabile Virgilio: «dietro la scelta di tornare a Virgilio c’è la volontà di rafforzare ulteriormente l’offerta “free” di contenuti editoriali separandola in maniera più chiara da quella a pagamento, come la connettività e l’Iptv, che comunque hanno una grande visibilità sul portale» (Il Sole 24 Ore).

Il nuovo portale è stato progettato su due focus ben determinati. Da una parte trattasi di un aggregatore di contenuti, ma al tempo stesso la pagina risulta personalizzabile ed è dunque possibile ottimizzare i vari elementi a proprio piacimento. Dall’altra viene riposta particolare attenzione sui video e sui contenuti user-generated come elemento attrattivo in grado di generare pagine e appeal.

Tutto, infatti, sembra studiato allo scopo di aumentare l’esposizione del brand all’utenza per meglio sfruttare quello che è il crescente mercato dell’advertising in rete: «facciamo leva su questi numeri e sulla qualità dei nostri contenuti per presidiare la nostra posizione in un mercato pubblicitario molto dinamico. Attraverso la nostra concessionaria Virgilio Advertising deteniamo nell’ambito del display advertising la più grande quota di mercato in Italia con circa il 21 per cento. E i segnali che abbiamo sulla chiusura dell’anno sono molto buoni».

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