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E’ la Silicon Valley la El Dorado 2.0?

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Ho avuto il piacere di essere presente ad un incontro promosso dall’associazione BAIA (Business Association Italy America) e ospitato nel centro ricerche CISCO di Monza dal titolo evocativo “Italy-Silicon Valley Experience” che voleva fungere da ponte tra il dinamico mondo della Silicon Valley e l?imprenditoria italiana che vuol far business nel web e nelle nuove tecnologie.

E’ indubbio che oggi si può anche pensare di iniziare a fare business in Italia ma, raggiunte certe dimensioni, inevitabilmente si deve inziare a pensare, non dico a trasferirsi, ma almeno ad aprire una sede nella Silicon Valley.

Si tratta di un luogo, a detta di chi c’è stato e ci lavora, unico in tutto il mondo, non a caso troviamo in pochi chilometri quadrati tutti i player più importanti e meno importanti del settore. C?è una vivacità e dinamicità che non si riscontra in nessun altro luogo al mondo e questo, se da un lato stimola grandi entusiasmi, dall’altro rappresenta anche una realtà da comprendere e studiare per evitare brutte esperienze.

C’è inoltre da dire che l’Europa, piano piano, sta emergendo e vediamo sempre più spesso start-up interamente europee, il cui centro pare essersi stabilito a Londra. La capitale inglese è quindi la Silicon Valley italiana? Non credo. E’ certamente una città più dinamica ed innovativa di Milano, ma molto spesso anche le storie di successo londinesi migrano in California alla ricerca di espansioni ulteriori.

Non esiste tuttavia una ricetta unica valida per tutti. Se vogliamo fare business nel Made in Italy avrebbe poco senso andare nella Silicon Valley, ma se abbiamo bisogno di capitali per lanciare una start-up saremo probabilmente costretti ad andare verso lidi più felici dove il mondo del venture capitalist è diffuso e disposto a spendere cifre importanti.

Io penso che un ottimo modo per fare emergere le tante e belle idee che molti italiani dimostrano di avere, emigrare (anche solo temporaneamente) nella Silicon Valley può essere un’ottima soluzione per farsi conoscere e iniziare a lavorare nel settore. Una volta affermati sarà poi possibile valutare le scelte successive con maggiore serenità e consapevolezza, ma quando si è giovani, inesperti e senza soldi penso sia davvero difficile pensare di lanciare chissà quale strepitosa start-up in terreni così poco fertili come l’Italia.

Certo, c’è chi ci riesce, come Yooplus, un’azienda tutta italiana che lavora in Italia e propone un Workspace 2.0 per organizzare al meglio team di lavoro. L’idea è piaciuta molto anche all’estero, tanto è vero che Yooplus è tra le 30 start up finaliste che andranno a Parigi, dal 11 al 12 dicembre, all’evento Le Web 3.

Tuttavia, la riflessione che mi girava in testa mentre il panel (diviso a metà tra Monza e la Silicon Valley via videoconferenza) parlava è stata poi ben spiegata da un giovane ingegnere italiano. Giustamente è stato fatto notare ai presenti, tutti impegnati a far capire quanto bella fosse la Silicon Valley, che i giovani presenti già sapevano quanto fosse bella, ma non ci possono andare per l’annoso problema dei VISA. In America, infatti, i visti per lavorare vengono rilasciati col contagoccie, così anche professionisti specializzati si trovano di fronte a problemi spesso insormontabili che rendono impossibile il loro trasferimento.

Il problema è talmente grave e sentito dalle aziende americane che Microsoft, notoramente vicina agli ambienti repubblicani, ha aperto un centro ricerche a Vancouver, Canada, vicino ai propri headquarters in Redmond, WA. Un chiaro segnale al governo: non mi concedi più VISA? Faccio lavorare i miei dipendenti stranieri in Canada.

Dubito che il 2008 sarà l’anno in cui vedremo risolto questo problema, dato che in America avranno altro di cui occuparsi, ma ripongo speranze nella prossima amministrazione che prenda sul serio questo problema. Del resto l?America è il grande paese che è proprio grazie all’immigrazione. Gli Stati Uniti d’America sono un popolo di emigranti, mi pare sciocco e antistorico andare contro questa natura.

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