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La forza dell’inerzia

Interessanti i dati riguardanti la crescita di Windows Vista in confronto a quella di Windows XP. Il punto in comune è uno e forte: l’inerzia. Per inerzia si intende in fisica la proprietà della materia che ne determina la resistenza ad opporsi a variazioni dello stato di moto Fonte Wikipedia L’inerzia è il dinamismo che [...]

Interessanti i dati riguardanti la crescita di Windows Vista in confronto a quella di Windows XP. Il punto in comune è uno e forte: l’inerzia.

Per inerzia si intende in fisica la proprietà della materia che ne determina la resistenza ad opporsi a variazioni dello stato di moto
Fonte Wikipedia

L’inerzia è il dinamismo che si origina dalle nostre abitudini. Se siamo abituati su un sistema operativo, dev’esserci un motivo molto forte per costringerci a cambiarlo. Così con un browser: i primi esperimenti con una nuova interfaccia sono spesso l’ostacolo principale al cambiamento. Stessa cosa per ogni altra realtà: i legami che si creano con la forza dell’abitudine sono difficili da sciogliere e dev’essersi in molti casi qualcosa di traumatico per dare una vera svolta all’incedere delle cose.

A volte, sì, c’è un punto di rottura. Lo si chieda a Sony, che ha visto il proprio Walkman cadere in malora sotto i colpi degli iPod. Lo si chieda a Microsoft, che ha visto Internet Explorer messo in crisi dall’avanzata di Firefox.

L’inerzia è una realtà. Giudicarla negativamente significa volersi creare una dimensione propria senza attenersi all’evidenza: l’inerza è ciò che assicura una base al web, ciò che fa galleggiare una massa molto grande di utenti desiderosi semplicemente di qualche informazione e poco più, nel più comodo dei modi e senza impegno in update, release, beta test e altre diavolerie.

L’inerzia è cosa buona. E’ come un vento alle spalle che favorisce la corsa. L’importante è avere sempre il controllo della direzione.

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  • Fabio M.

    L’importante è che l’inerzia non si trasformi in immobilismo. Sono d’accordo che l’inerzia sia una bella cosa, ma non sempre: quando ce vo’ ce vo’.

  • Emanuele

    “L?inerzia è il dinamismo che si origina dalle nostre abitudini”: e bravo Giacomo!
    Mi permetto di aggiungere al tuo post un’altra considerazione: l’abitudine spesso genera un orizzonte di attesa, e contribuisce a normare e codificare “dal basso” ciò che normato e codificato non è.
    Due esempi: le forme verbali o i termini che non derivano dalle regole sintattiche o grammaticali, ma che, in virtù dell’uso comune e diffuso, vengono accolti dai dizionari e dalle grammatiche; la convenzione che, nel tempo, ha fissato (salvo ovviamente le eccezioni) in una pagina web il logo aziendale in alto a sinistra con link alla home page.

  • Ratamusa

    “…ha fissato (salvo ovviamente le eccezioni) in una pagina web il logo aziendale in alto a sinistra con link alla home page…..”

    Questa pagina, ad esempio?
    Guardare in alto e a sinistra e provate a clickare……

  • Enzo R.

    ?L?unica persona che può desiderare un cambio è un bambino col pannolino bagnato?. Questa sorta di (felice) aforisma, credo ormai noto, fu rivolto ai propri manager da un vice presidente della General Electric nell?introdurre il concetto di miglioramento continuo che implica, fatalmente, la gestione del mutamento. Nonostante l?episodio rientri negli ambiti aziendali, acquisisce significati assai più generali, dai grandi eventi fino al quotidiano di ciascuno di noi. Per questo il post di Giacomo costituisce, a mio avviso, una sottile provocazione che trova eco nei commenti. Sottile perché tale è il confine di scelta, laddove possibile, tra il moto e la stasi, sia in senso fisico, sia in termini di metafora: la chiusa del post di Giacomo, ne è una conferma.
    I nostri antenati, peraltro non troppo lontani, avevano il problema di far combinare il pranzo con la cena: noi, costretti alle diete, viviamo nello stress di sopravvivere in un contesto di continui e rapidi cambiamenti che, impietosamente, non salvano nulla e nessuno. Le conseguenze e i sintomi di questo malessere alienante sono sotto gli occhi di tutti ed il loro commento ci porterebbe troppo lontano. Gli stessi proverbi o detti sul tema costituirebbero una lista infinita di affermazioni antitetiche: chi lascia la via vecchia…, andarci con i piedi di piombo?, natura non facit saltus?, chi va piano?, chi dorme non?, chi si ferma?, non rinviare a domani?, chi ha tempo non aspetti?, etc. a conferma di un argomento che assume connotazioni esistenziali.
    Naturalmente non ho argomentazioni risolutive al riguardo: mi limito ad affermare che, per mia natura, credo nelle riforme (mutamenti meditati) e non nelle rivoluzioni. Ma, attenendoci al post in oggetto, rivolto al settore delle tecniche più innovative e, quindi, della tecnologia più avanzata che è l?artefice prima dei mutamenti che caratterizzano la nostra epoca, credo siano lecite alcune domande:
    a. Sussistono i motivi per introdurre e adottare un sistema operativo il cui rapporto costi (di mutamento)/benefici è più che discutibile (a parte i ?distinguo? dei super specialisti)?
    b. Perché introdurre innovazioni quando è noto che l?80% dell?utenza sfrutta le potenzialità del computer (in gran parte già esistenti anni fa) tra il 15 e il 25%?
    c. Non sarebbe meglio migliorare l?affidabilità software e hardware e l?assistenza per i computer in uso e smettere di ignorare le vere esigenze del cliente?
    d. Non è forse dimostrato che è una innovazione possibile e gradita, per un?utenza potenziale assai vasta, quella che consente di produrre computer con prestazioni ridotte ed a prezzi assai più contenuti?
    e. Ha un senso che si comperi un prodotto sapendo che è già ?vecchio?, uscendo dal negozio?

    Certo, le ragioni commerciali nell?epoca dei consumi forniscono risposte esaurienti al riguardo, ma resta il dubbio, vista la situazione economica internazionale, sul fino a quando potremo permetterci certi lussi. Conclusione: ritengo che nella fattispecie l?inerzia (o la saggezza?) sia cosa buona. Più in generale, il discorso sarebbe assai articolato, ma non è il caso di abusare della pazienza di chi legge.

  • Fabio M.

    Completamente d’accordo con Enzo R.

    “utenti desiderosi semplicemente di qualche informazione e poco più, nel più comodo dei modi e senza impegno in update, release, beta test e altre diavolerie”

    Purtroppo, di solito, questi utenti sono quelli che, per inerzia o ignoranza, non si adoperano per aggiornare le protezioni sul sistema. Per poi rimanere infettati. Questo comportamento fa sviluppare software e sistemi operativi che sono sempre più “faccio da solo” (contrario del “fai da te”). Quindi un aspetto relativamente negativo è che avremo computer e relativi software in cui l’utente finale non potrà decidere nulla (mi limito ad analizzare il settore informatico ma vale anche per altri settori). E non sempre questo è un bene. Spero di essero stato abbastanza chiaro.

  • Enzo R.

    Fabio M. coglie un aspetto essenziale della questione: sussiste un circolo vizioso dovuto all’enorme sbilanciamento tra le conoscenze del produttore e l’ignoranza del cliente, per cui non è possibile distinguere il confine tra inerzia e impotenza. Più in generale e con qualche eccezione, si osserva un crescente divario tra la rapidità di evoluzione della tecnologia e la capacità e/o volontà di apprendimento/adeguamento da parte dell’utenza effettiva o potenziale. La capacità di apprendimento è il risultato di un complesso rapporto causa- effetto che collega i produttori di beni strumentali o di beni di consumo durevoli con i fruitori finali di tali beni. Si potrebbe parlare di “sindrome dell’innovazione” i cui sintomi, grosso modo, sono attestati su due estremi: rigetto totale (horror novi)o un procedere passivo a rimorchio. E’ evidente che entrambe le situazioni sono nocive per un autentico progresso, anche in termini etici.

  • http://blog.webnews.it/10/09/2008/google-chrome-exploit-finito-e-nuove-release-allorizzonte/ Google Chrome, exploit finito | Webnews Blog

    [...] La forza di inerzia di cui si parlava nei giorni scorsi, insomma, sembra far valere la propria legge. Vorrei sottolineare un dato ulteriore fornito da Google Analytics, dato la cui attendibilità è ovviamente tutta da verificare. Le statistiche relative a Chrome, infatti, indicano nell’ultima settimana visite con le seguenti versioni del browser: [...]