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Google inciampa sull’EULA

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Diciamocelo. Una volta letta la “Sezione 11” dell’EULA di Google Chrome, o si urlava allo scandalo rimuovendo subito il browser installato (perchè si da per scontato che nessuno abbia letto l’EULA prima di installarlo), oppure si pensava “avranno sbagliato qualcosa”.

La B era la risposta giusta.

Google ha spiegato che si è trattata di una “piccola ingenuità”, che si sono prese semplicemente le frasi dello Universal Terms of Service di Google senza adattare il tutto al caso specifico. La legge, però, non ammette ignoranza. Per questo Google non può e non deve sfumare la vicenda in un semplicistico “qui-pro-quo”. L’EULA è forse poco considerata dagli utenti, ma questa potrebbe essere una scusa per malintenzionati, non per un gruppo come Google.

Alla storia passerà come svista, e sta bene così. Perchè non si potrebbe pensare altrimenti. Ma la storia non perdona troppe volte. Dunque ora i legali di Google farebbero bene a fare uno sforzo ulteriore e modificare anche il punto 11.2 della licenza (si segnalano peraltro difformità tra il testo in inglese e quello in italiano). Perchè così com’è solleva quantomeno qualche dubbio:

L’utente conviene che detta licenza includa un diritto per Google di rendere tali Contenuti disponibili per altre aziende, organizzazioni o altri soggetti con cui Google abbia rapporti per la fornitura di servizi diffusi e di utilizzare tali Contenuti in relazione alla fornitura di tali servizi

Altra sbavatura che sarebbe a questo punto opportuno correggere è il link corrotto sulla pagina relativa alla Privacy: le norme sulla privacy di Chrome non sono specificate in quanto il link indirizza alla homepage invece che ai dettagli specifici.

Update
La vera pagina sulla privacy è qui

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