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Non vedenti penalizzati dai touchscreen

Intervenendo al CES, Stevie Wonder e un gruppo di attivisti hanno invitato i produttori a creare oggetti tecnologici maggiormente usabili per i non vedenti. Le soluzioni esistono e funzionano, ma spesso non vengono applicate creando così nuove barriere

La progressiva diffusione degli schermi touschscreen sta mettendo in seria difficoltà chi ha problemi legati alla vista. L’assenza quasi completa di tasti costituisce un ostacolo per interagire con i display dei terminali mobili, dei PC e ora anche dei televisori. L’aggiunta di semplici tecnologie per fornire feedback acustici o tattili, o lo studio di interfacce progressive con un ordine preciso di menu e sottomenu potrebbe alleviare sensibilmente il problema, consentendo anche ai non vedenti di fruire delle nuove opportunità offerte dall’elettronica, specialmente di consumo.

L’appello degli attivisti e di Stevie Wonder sembra comunque aver colto nel segno. Durante alcuni meeting al CES, numerosi protagonisti hanno confidato di essere al lavoro per l’implementazione di nuove soluzioni per i non vedenti. Google lavora da alcuni mesi a una versione del suo Android concepita per chi ha problemi di vista, mentre sul fronte dell’hardware è al lavoro per creare touchscreen in grado di fornire risposte tattili agli utenti. La National Public Radio degli Stati Uniti ha annunciato un progetto per diffondere alcuni programmi anche attraverso un particolare ricevitore dinamico, in grado di generare testi in Braille, mentre altri produttori hanno confermato l’intenzione di rivedere alcune specifiche delle interfacce per i loro futuri prodotti.

Le soluzioni tecnologiche utili per alleviare e, in alcuni casi, azzerare il problema sono ormai note e disponibili. Un impegno serio e costante da parte degli sviluppatori e dei costruttori potrebbe rendere presto i dispositivi più accessibili per tutti. Una buona tecnologia, del resto, dovrebbe lavorare per abbattere le barriere, non certo per costruirne di nuove.

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