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Si ricomincia. Anzi, arrivederci

18 Marzo, si ricomincia: Mentre stavo per proporre, sebbene a malincuore, la chiusura di questo blog, ecco che una chat avuta a inizio settimana con alcune persone interessate al brand Samsung e ai suoi prodotti mi ha convinto a tornare sui miei passi. Nelle persone c’è un desiderio sempre crescente di comunicare con le aziende [...]

18 Marzo, si ricomincia:

Mentre stavo per proporre, sebbene a malincuore, la chiusura di questo blog, ecco che una chat avuta a inizio settimana con alcune persone interessate al brand Samsung e ai suoi prodotti mi ha convinto a tornare sui miei passi. Nelle persone c’è un desiderio sempre crescente di comunicare con le aziende e chi le rappresenta, una voglia di confronto e condivisione di idee e proposte che non ha assolutamente senso lasciar cadere nel vuoto. E allora, dopo un lungo letargo, rieccoci.

26 Marzo, arrivederci:

Chiudere un sito e soprattutto un blog, è sempre una decisione difficile.
Internet però ci dà una grande opportunità: la conversazione può continuare in un altro luogo, distante solo un click. Basta digitare in Google un cognome, premere Cerca ed ecco che ci sei già.
Quella di Samsung News è stata un’esperienza molto bella. Grazie a tutti per averla condivisa con noi

C’era il tempo dei blog aziendali a tutti i costi. Venne poi l’era delle isole aziendali su Second Life a tutti i costi. Stiamo ora vivendo l’era del Facebook aziendale a tutti i costi, in attesa del Twitter aziendale a tutti i costi.

Le aziende stanno cercando di parlare con gli utenti, a tutti i costi. Ma sembra non ci riescano più granché.

Se vuoi aggiornamenti su Si ricomincia. Anzi, arrivederci inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.andreutti.it Andrea Andreutti

    Non sono completamente d’accordo con il post. Certo, ci sono aziende che si tuffano a picco sulle mode di turno. Fai un po’ di ricerca in rete e le scopri subito. Altre invece provano a sperimentare perchè qualcuno al loro interno crede in un progetto a tal punto da volerlo far crescere. Poi, se le cose non vanno sempre come si desidererebbe, è un’altra storia. Manternere relazioni e confrontarsi con le persone costa tempo e impegno. Servono molto più impegno e risorse di quelle necessarie a creare una semplice campagna pubblicitaria. Alcune aziende riescono a percepire il ritorno dell’investimento che iniziative di social networking portano con sè, altre nel tempo si scoprono meno interessate e magari sì scelgono di cavalcare con progettini ad hoc la piattaforma del momento (Facebook docet). Così se scopri che a parlare con gli utenti non c’è più l’azienda ma solo due persone, queste possono anche decidere di continuare a farlo altrove, come magari stavano facendo.

  • http://www.giacomodotta.it Giacomo Dotta

    Io invece sono completamente d’accordo con quanto spieghi. E ti ringrazio per la tua partecipazione alla discussione.

    A mio avviso è estremamente difficile “dialogare”. Più l’azienda è grande, maggiori sono le difficoltà. Le pressioni dal basso non sempre sono semplici da interpretare e le aspettative sono spesso troppe per poter portare a termine un progetto con soddisfazione.

    A me il vostro progetto piaceva. Lo ritenevo intelligente, soprattutto se raffrontato a molti altri. Per questo mi duole che sia terminato, e le tempistiche sincopate lasciano intendere chiaramente come dietro vi sia tutto un lavoro, un dibattito. Non sono state scelte prese alla leggera.

    Non sono di quelli che tifa per i progetti “a tutti i costi”. Né blog, né Twitter, né Second Life né altri. Ogni azienda, a mio avviso, deve capire come potersi esprimere senza lasciarsi guidare dalle mode o dalle pressioni esterne. Così come ogni persona deve capire se preferisce tenere un blog, un Tumblr, un account su Facebook o cos’altro.

    Grazie ancora Andrea. La discussione è anche questo. Soprattutto questo. Perchè se son tante le aziende che sbandierano i grandi progetti, sono soprattutto tante quelle che invece si nascondono dietro i progetti stessi, evitando di rispondere e dialogare, evitando di “scendere” nella massa e sentire di cosa si sta parlando. Il tuo commento, a mio avviso, è più valido e significativo di 1000 post.

  • http://www.samsung.it Gabriele Lochis

    Ciao Giacomo, è giusto che tu sappia che questa scelta non è stata presa con facilità. Andrea, per sua indole, è sempre molto “diplomatico”, ma so che dentro un po’ ci soffre…
    Perchè ci ha, ci abbiamo, sempre creduto nel dialogo, nel poterci mettere noi sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri visitatori, per confrontarci e per essere il più trasparenti possibile con chi, alla fin della fiera, ci paga pure lo stipendio a fine mese.:-)
    Una scelta partorita, non ti nego, già da qualche tempo, ma che abbiamo più volte infilata nel cassetto della nostra scrivania, perché a sta cosa, cavoli, noi ci credevamo. Appunto, noi 2.
    “Vedrai che…”, “aspettiamo ancora un attimo che…”: quante volte ci siamo attaccati speranzosi a queste frasi, quando, guardandoci negli occhi, pensavamo al futuro di questa piccola creatura. Abbiamo osato tanto, credimi, ma ne è valsa la pena.
    Evidentemente però ad oggi girano logiche aziendali diverse, che prediligono puntare su altre azioni di comunicazione, dove la modalità non è quella di aprire il proprio brand direttamente all’utente per ascoltare e confrontarsi.

  • http://problogging.it Antonio Consoli

    Anche io non ero d’accordo con il post, e quanto è seguito nei commenti ha chiarito il punto di vista.

    In moltissimi casi, sia ben inteso, hai ragione Giacomo. Le aziende (ma direi chi si occupa per conto loro di media sociali e ne fa un mestiere) seguono le mode. Blog. Facebook. Twitter. Linkedin. E chi più ne ha, più ne metta. In altri casi, pochi, c’è un reale tentativo di conversazione e dialogo.

    Reale. Appassionato. Se c’è passione e coinvolgimento, il tempo si trova. Sono convinto di questo. In altri parti del mondo, i CEO trovano il tempo di bloggare con costanza, non capisco perché in Italia tutto debba essere più difficile.

    Il problema è semmai un altro: l’azienda non ci crede fino in fondo. Ma come si è scritto da altre parti, casi come Mandarina Duck e, ora, Samsung, sono tutt’altro che la conferma della crisi dei blog aziendali. Sono semmai la conferma che senza una reale predisposizione dell’intera azienda all’apertura e all dialogo, un naturale adattamento a nuove condizioni e sfide, non si va lontano.

    Ma lo strumento blog resta validissimo. Più che qualsiasi altro social network o “luogo” virtuale. Naturalmente, secondo me.

  • http://www.giacomodotta.it Giacomo Dotta

    Sbaglio a dire che vale più un post come questo che non un blog intero? Discutere potrebbe voler dire anche “rispondere”, invece di “parlare” (come lo intendo in troppi).

    E’ evidente che non sia stata una scelta facile e, ripeto, mi spiace perché trattavasi di un esperimento a mio avviso interessante. Fatto con gusto.

  • http://blog.lunidata.it/metablog/index.php/blogging/samsung-chiude-il-business-blog-era-lo-strumento-adeguato/46 Metablog » Blog Archive » Samsung chiude: il business blog era lo strumento adeguato?

    [...] La chiusura del blog Samsung è motivo di riflessione sull’adeguatezza dello strumento blog all’interno della strategia di comunicazione aziendale. Giacomo Dotta su Webnews Blog scrive: [...]