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Il manifesto per il cloud computing nasce zoppo

IBM e altre società attive nel cloud computing hanno da poco presentato l'Open Cloud Manifesto, un documento che impegna le aziende a creare soluzioni flessibili e interoperabili per l'informatica tra le nuvole. All'appello mancano però Microsoft e Google

Nonostante il manifesto sia stato sottoscritto da un ampio numero di soggetti attivi da tempo nel cloud computing, all’appello mancano ancora alcune importanti società come Microsoft, Salesforce, Amazon, Oracle e Google. Il colosso dell’informatica di Redmond ha preferito non sottoscrivere l’accordo motivando la propria decisione in un lungo post pubblicato la scorsa settimana su uno dei suoi blog: «Siamo rimasti delusi dalla mancanza di apertura nella realizzazione del Cloud Manifesto. Da cosa abbiamo potuto capire, non c’era alcun desiderio di confrontarsi, né tantomeno di apportare migliorie al documento, nonostante la nostra esperienza sul campo. Recentemente ci hanno mostrato una copia del documento, avvisandoci che si trattava di un segreto e che avremmo dovuto firmarlo “così com’era”, senza modifiche o nuove proposte. Ci è sembrato che una società, o una piccola quantità di aziende, preferisca controllare l’evoluzione del cloud computing, vista l’opposizione a raggiungere un accordo tra i principali soggetti in campo (inclusi gli utenti del cloud computing) attraverso una procedura “aperta”».

Altre società che non hanno sottoscritto il manifesto, come Amazon, HP e Salesforce, hanno sottolineato come il documento fino a ora prodotto sia eccessivamente generico e dunque poco utile per portare ordine nel dinamico settore dell’informatica tra le nuvole; Salesoforce ritiene, inoltre, di adottare già numerose tecnologie aperte nelle soluzioni offerte ai suoi partner e clienti. La posizione di Google appare al momento meno decifrabile: inizialmente la società di Mountain View sembrava essere interessata al progetto e figurava anche nelle liste preliminari dei sottoscrittori. La decisione di alcuni big come Microsoft, Amazon e Salesforce di non partecipare per ora all’Open Cloud Manifesto ha probabilmente indotto Google ad assumere una posizione maggiormente attendista, in attesa dei prossimi sviluppi del controverso progetto.

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  • Jepessen

    Beh, a me sembrano dei punti che dovrebbero essere validi in generale, non solo per il cloud-computing…

  • Sbalky

    Più che regole sono dei “buoni intenti” e poco più, peraltro maggiormente orientati ad uno sviluppo “open”, quindi poco condivisibili dai signori che al momento sono rimasti alla finestra.

  • http://robertogaloppini.net Roberto Galoppini

    Più che nascere zoppo direi che non è nato, ci sono candidati padri, ma manca ‘la’ madre (Amazon). Iniziative di questo tipo non sono efficaci se calate dall’alto, e al di là dei buoni propositi in essa contenuti sarebbe opportuno entrare nel merito di cosa significhi realmente interoperabilità, portabilità e standards conformance.

    Il fatto che non solo manchino importanti players, ma che non siano stati coinvolti importanti stakeholders – prime tra tutte le pubbliche amministrazioni – è un evidente segnale di come questa iniziativa abbia un sapore esclusivamente tattico.