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Iran, la protesta corre veloce sul Web

Nonostante le numerose limitazioni imposte dalle autorità governative, la protesta per il controverso esito elettorale in Iran si diffonde anche sul Web attraverso i social network, con Twitter in testa, e la condivisione di documenti tra gli utenti

Sul fronte di FriendFeed sembrano invece giungere notizie meno confortanti. Il cofondatore del social network, Bret Taylor, ha da poche ore confermato in un post la drastica riduzione di accessi al sito web, indice di una probabile limitazione del servizio da parte delle autorità iraniane. Il numero di visitatori dall’Iran è aumentato sensibilmente nel corso degli ultimi giorni per poi arrestarsi di colpo e precipitare verso cifre trascurabili. Un duro colpo per gli utenti della Rete in Iran che utilizzavano FriendFeed per condividere immagini, post e considerazioni sulle proteste degli ultimi giorni in maniera massiva, tanto da diventare il sesto paese nella classifica dei maggiori utilizzatori del social network.

Chi riesce a collegarsi ai principali portali sociali, eludendo le maglie della censura, condivide online istruzioni e consigli per aggirare i controlli delle autorità iraniane e accedere così in libertà al Web. In Rete numerosi utenti da tutto il mondo hanno messo a disposizione le loro conoscenze per offrire proxy e soluzioni per collegarsi a Internet e sfuggire all’informazione assoggettata al controllo di Tehran.

Tale strategia consente agli utenti iraniani di accedere e utilizzare altri importanti servizi di condivisione online come Flickr e YouTube. Nel corso delle ultime ore si sono infatti moltiplicate le testimonianze visive sulle proteste in Iran e sulla dura repressione da parte delle forze governative. L’utilizzo di tag e topic consente di rintracciare rapidamente foto e video e di far conoscere anche al di fuori dei confini nazionali la situazione potenzialmente esplosiva che si è venuta a creare in Iran.

Nonostante gli sforzi delle autorità governative, la giovane popolazione iraniana (il 60% ha meno di 30 anni) si sta dimostrando molto attiva in Rete per coordinare il movimento di protesta contro Ahmadinejad e il controverso risultato delle urne. La spinta degli attivisti sul Web ha consentito a Mousavi di raggiungere livelli di popolarità insperati, eludendo le censure e la stampa fortemente condizionata dal governo, condizione che ha reso la sua leadership molto più spendibile anche al di qua dello schermo dove si giocherà la partita più importante per ottenere almeno il riconteggio dei voti.

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  • Massimo

    L’Iran non è un paese arabo, gli arabi sono solo una piccola percentuale,loro sono come noi indoeuropei. !

  • http://www.youtube.com/user/95illirf g.frilli

    Temo che il regime che sta dirigendo l’ Iran, porterà molti problemi (Se vogliamo chiamarli in questo modo….)a livello globale: che la persuasione possa avere la meglio, contrariamente sono molto preoccupato per tutti noi.

  • Massimo

    Il regime degl Ajatollà non può essere convinto! Sono psicopatici che possono mantenere in vita il loro potere solo con la violenza,ma il processo che li porterà all’autoeliminazione è cominciato, non si possono fermare milioni di giovani anelanti alla libertà.Lo abbiamo visto in tanti altri recenti avvenimenti. L’iran ha un tasso di inflazione annuo del 25% e questo darà una bella mano ad aumentare il malcontento.

  • danilo

    Da buon pacifista con il limite della sopportazione posso tranquillamente affermare che il c******* di Ahmadinejad ha superato ogni limite. L’occidente guarda senza le palle …sveglia!!