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Google Books: il bastone e la carota

Il Department of Justice ha inviato alla Corte la propria opinione relativamente alla proposta di patteggiamento di Google agli autori. Il DOJ usa bastone e carota: l'accordo, così com'è, non va approvato. Al tempo stesso, però, non va stralciato

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Il Department of Justice (DOJ) ha aggiunto il proprio fondamentale tassello (pdf) nell’insieme delle osservazioni che stanno giungendo alla Corte deputata a decidere il futuro di Google Books. Opinioni fin qui disparate, dalle quali emerge una verità fondamentale: l’idea di Google è importante ed utile, in grado di sbloccare un forte valore oggi nascosto tra le maglie dei limiti dell’editoria tradizionale; al tempo stesso, però, Google Books va anche a forzare le norme esistenti, violentando la giurisprudenza del settore e cercando con questo meccanismo di trovare importanti opportunità commerciali.

Il DOJ ha riassunto tutta questa serie di opinioni con un approccio duro, ma costruttivo: Google deve poter proseguire sulla propria strada, purché la proposta attuale subisca fondamentali modifiche. Così com’è oggi, insomma, la proposta di accordo con gli autori non è percorribile poiché «non incontro gli standard legali che la corte deve applicare». Per questo motivo «La corte dovrebbe rigettare la proposta ed incoraggiare le parti a continuare nella negoziazione per rispettare il copyright e le leggi antitrust». Il DOJ chiede inoltre rispetto per la “Rule 23”, la normativa che regola le procedure relative alle class action.

«Chiaramente il Department of Justice vede l’incredibile valore che l’accordo offrirebbe ai lettori ed agli strudenti. […] Non vogliamo che questa opportunità vada perduta». Il bastone e la carota, dunque, nella piena coscienza del fatto che la Corte si trova di fronte ad una decisione estremamente complessa. Decisione che in molti vorrebbero nemmeno affrontata: non è la Corte a doversi esprimere su di un caso similare, dalla cui risoluzione ne scaturirebbe un monopolio teorico sul settore autorizzato da una decisione legislativa. Un paradosso, dunque, è al centro delle accuse: non può essere la legge ad autorizzare un monopolio che la legge stessa dovrebbe proibire.

Le conclusioni del DOJ

Google ha già preannunciato modifiche alla bozza, anticipando la volontà di proporre alla concorrenza un accordo di rivendita sui libri “orfani” in archivio. La concorrenza ha immediatamente respinto la proposta. Il DOJ, però, crede sia proprio nella trattiva l’unica via percorribile. Alla luce della scadenza delle audizioni fissata al 7 Ottobre, quello del DOJ è un invito esplicito: la bozza venga rivista, Google faccia uno sforzo ulteriore. Dopodiché se ne potrà discutere.

Invito, pare, immediatamente raccolto: secondo il New York Times Google avrebbe immediatamente avviato nuove consultazioni private per formulare una nuova proposta. Il tutto, ovviamente, nella consapevolezza di una prima bozza ormai respinta nei fatti. Ms se anche una nuova formulazione non dovesse arrivare, e se la Corte ammettesse la soluzione avanzata, la decisione sarebbe comunque appellabile. Insomma, una cosa sola è certa: la conclusione della vicenda è ancor lungi dall’arrivare.

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