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Microsoft non cede: appello contro il brevetto i4i

Microsoft ha presentato appello contro la sentenza che, in virtù di una accertata violazione di un brevetto i4i sull'uso del linguaggio XML, proibisce la vendita negli USA di Office 2007 e 2003 a causa di Word 2007 e 2003. Si contesta l'intera procedura

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I legali Microsoft lo avevano a suo tempo detto: la sentenza per il caso i4i sarebbe stata rispettata, ma le possibilità per cui un nuovo appello potesse essere presentato non erano del tutto cancellate. Così è stato, infatti: Microsoft ha preannunciato l’intenzione di presentare un nuovo ricorso contro la sentenza che ha costretto il gruppo a modificare il proprio software Word eliminando una specifica funzione considerata in violazione di un brevetto nell’uso particolare del codice XML.

La denuncia iniziale era stata presentata dalla piccola i4i di Toronto, chiedendo il rispetto di un brevetto regolarmente registrato e che Microsoft avrebbe violato all’interno della propria suite. La prima sentenza è del 21 Maggio 2009: Microsoft è colpevole, Word dovrà essere messo fuori dal mercato. Nessun provvedimento è stato però intrapreso, in attesa che un primo appello giungesse ad una parola definitiva. Così è stato il 23 Dicembre scorso, quando Office 2007 e 2002, per mezzo di Word 2007 e 2003, sono stati considerati in violazione e ne è stata ordinata l’interruzione della vendita sul mercato USA entro tempistiche ragionevoli.

Microsoft ha spiegato ora di essere pronta a distribuire la nuova versione di Office 2007, ottemperando pertanto alle richieste della Corte. Al tempo stesso, però, il gruppo torna a contestare la sentenza. In particolare i legali di Redmond vogliono puntare il dito contro le testimonianze accolte per dimostrarne l’inattendibilità. Microsoft vuole infliggere un colpo definitivo a quanti portano avanti iniziative legali basate sulla semplice finalità di difendere un brevetto per ottenerne una remunerazione, sfruttando così strumentalmente normative pensate per tutelare la proprietà intellettuale e non le iniziative a fine di lucro dei cosiddetti “patent troll”. Secondo Microsoft l’intero procedimento sarebbe andato incontro ad una analisi del tutto distaccata dalla realtà, nella quale è stato fotografato un danno inesistente nelle attività i4i ed in cui Microsoft non ha commesso alcuna violazione.

Microsoft ha tutti gli strumenti necessari per aggirare l’imposizione della Corte senza colpo ferire (soprattutto in virtù del fatto che Office 2010 è ormai alle porte). Ciò nonostante, la battaglia è stata intrapresa e le finalità sembrano esulare dal caso nella sua specificità: vincere l’appello significherebbe mettere in discussione un certo tipo di contestazione nella violazione dei brevetti, rimettendo al merito l’analisi del Giudice. Microsoft confida in una sentenza differente, tale da rivedere alla base quanto stabilito ad oggi. La i4i, da parte sua, auspica una nuova audizione nella totale fiducia di poter vedere ribadita la sentenza in secondo grado.

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