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Google, la nuova Tiananmen

Non c’è più un uomo solo, ma una popolazione intera appoggiata da una grande azienda di calibro mondiale. Non c’è più una piazza occupata da studenti ed esercito, ma una piazza virtuale occupata da un motore di ricerca e interessi miliardari in ballo. Non c’è più l’immagine sgranata delle tv dell’epoca, ma la potenza di [...]

La nuova Tiananmen

Non c’è più un uomo solo, ma una popolazione intera appoggiata da una grande azienda di calibro mondiale.
Non c’è più una piazza occupata da studenti ed esercito, ma una piazza virtuale occupata da un motore di ricerca e interessi miliardari in ballo.
Non c’è più l’immagine sgranata delle tv dell’epoca, ma la potenza di un post a scardinare gli equilibri.

Non è più la vecchia piazza Tiananmen, ma si può dire che questa è la nuova Tiananmen. Ciò che ha minacciato Google ha una sua portata storica. Vedremo nei prossimi giorni cosa succederà. Questa volta, però, in piazza il “tank man” non è sceso da solo.

E questo, è evidente, ha una rilevanza storica clamorosa.

Se vuoi aggiornamenti su Google, la nuova Tiananmen inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.matriz.it/ Mattia

    Mi sembra un po’ esagerato il confronto con Tiananmen visto che di solito alle multinazionali in Cina di solito interessano di più i soldi che la libertà.

  • http://www.webnews.it Giacomo Dotta

    E’ quel che ho indicato, in effetti.

    Non c’è più una piazza occupata da studenti ed esercito, ma una piazza virtuale occupata da un motore di ricerca e interessi miliardari in ballo.

    Stavolta la protesta non parte dal basso, ma dall’alto. Stavolta la gente non scende in piazza, ma c’è una multinazionale che mette sul tavolo i propri interessi e chiede che vengano rispettati assieme al diritto degli utenti di potersi esprimere tramite gli strumenti della Rete.

    Cambia la forma, la natura e la radice. Ma proprio per questo stavolta i carri armati non avranno potere e la nuova Tiananmen potrebbe essere ancor più dirompente.

    Vedremo quale sarà il nuovo compromesso a cui si giungerà.

  • Enzo R.

    In ogni caso, l’accostamento di Giacomo mi sembra felice nella forma e nella sostanza. Accontentiamoci del fatto che interessi miliardari hanno comunque una ricaduta, voluta o no, che porta la già ampia piazza reale a dimensioni virtuali incommensurabili e, soprattutto, nuove.

  • max

    nn succedera’ nulla. google nn puo rinunciare ad un quota del 25% del mercato mondiale, lascjiandola ai suoi concorrenti.
    secondo punto, la Cina non sopporterebbe un affronto simile! si da il caso che la Cina finanzia il debito americano…gli stati uniti sono stati quasi completamente acquistati dalla cina,…in senzo economico: banche, fondi, multinazionali..la cina con i suoi amministratori delegati siede in tutti i consigli di amministrazione. prestissimo siedere anche in google in modo piu’ importante (il vero fine di tutto cio’…)