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iPad? iBad!

La Free Software Foundation ha scagliato contro Apple la propria iniziativa Defective by Design con cui si contesta il modo in cui è stato progettato l'iPad. Troppa chiusura, forte controllo e scarse libertà non permettono di possedere davvero il device

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Una cosa è l’imbarazzato interesse di quanti ritengono di non aver ben compreso cosa esattamente voglia essere l’iPad. Un’altra è lo sdegnato rifiuto del concept che alcune parti stanno manifestando in queste ore. Come al solito la platea si è divisa tra favorevoli e contrari, tra quanti si innamorano a priori del device “cool” e quanti ne rifiutano a priori il costo ritenuto immotivato. In questo quadro c’è però chi entra nel merito e affonda critiche motivate a quello che qualcuno ha già scherzosamente ribattezzato “iBad”.

La prima mirata accusa giunge da “Defective by Design“, iniziativa che fa capo alla Free Software Foundation. Additata, in questo caso, l’estrema chiusura del dispositivo ed il concetto stesso di un device zeppo di controlli e scarso di libertà. «Apple ha oggi lanciato un computer che non apparterrà mai al suo proprietario. Apple userà Digital Restrictions Management (DRM) per vietare qualsiasi potere sulle applicazioni che vengono usate ed i media che vengono visualizzati». Allo scopo il gruppo ha avviato anche una petizione pubblica al richiamo di un «Come see our latest restriction» che fa il verso al nome dell’evento di San Francisco che ha dato i natali all’iPad.

Secondo le critiche avanzate dalla FSF, oltre agli effetti deleteri imposti dall’uso di DRM v’è una ulteriore questione da porre all’attenzione: Apple controlla ogni singola applicazione che può essere installata sul dispositivo tramite l’App Store, il che consegna nelle mani dell’azienda ogni potere circa gli usi possibili nonché sui contenuti veicolati. Secondo la FSF è questa una posizione di forza inaccettabile, peraltro immotivata in quanto in mano ad un gruppo che avrebbe dimostrato di usare con disinvoltura la scure sulle richieste di approvazione pervenute (il caso Google Voice è sono uno tra i molti).

Sottolinea Webnews: «Il pericolo, diciamo pure la certezza, è che con iPad la società di Cupertino possa attuare delle politiche restrittive sulle applicazioni utilizzabili sul dispositivo e sui contenuti veicolati sul tablet. Nonostante l’annuncio del formato aperto ePub, con iPad Apple potrà avere pieno controllo anche sui libri scaricati sul dispositivo, cancellandoli a proprio piacimento e limitandone le possibilità d’uso secondo precise politiche di marketing… sempre a svantaggio della libertà dell’utente». Non solo v’è un controllo preventivo, quindi, ma anche postumo: anche dopo la vendita il controllo sul device rimane legato alle volontà della casa madre, il che sembra concedere all’utente soltanto una licenza d’uso invece che una piena proprietà. Ed è su questo che la FSF non intende transigere, considerando pertanto a pieno titolo l’Apple iPad un dispositivo “Defective by Design“.

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