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Google Alarm avvisa quando Google ti osserva

Un nuovo Add-on per browser segnala all'utente quando stanno per essere inviati dati a Google. Così facendo l'utente ha di fronte la fotografia reale della propria privacy, assumendo consapevolezza su quel che succede durante la normale navigazione

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Che l’equazione Google=onniscenza sia diventata quasi una realtà di fatto è qualcosa che è entrata profondamente nell’ideale dei navigatori. Ma che l’azienda che sta dietro al più grande motore di ricerca online veda crescere il risentimento relativo alla gestione della privacy è una cosa altrettanto vera. Ecco quindi che uno strumento come Google Alarm può aiutare gli utenti a capire quando BigG raccoglie dei dati sensibili durante la navigazione.

Si tratta di un plugin funzionante su Mozilla Firefox e Google Chrome: sviluppato da Jamie Wilkinson, Google Alarm aiuta l’utente ad essere avvisato quando un dato personale viene raccolto da Google emettendo un fastidioso suono simile a quello noto delle vuvuzela. È accessibile in parallelo anche la versione muta del servizio, adatta per ambienti di lavoro dove la segnalazione sonora potrebbe non essere una caratteristica gradita.

Secondo il suo creatore, «Google realizza ottimi prodotti e li offre tutti gratuitamente, rendendola una forza onnipresente e onnisciente su Internet. Google Alarm ha lo scopo di illustrare come la singola azienda acquisisca senza permesso più informazioni su di noi di quanto un’agenzia governativa abbia mai potuto fare. Quando ho iniziato a sviluppare Google Alarm sono rimasto stupito di scoprire che più dell’80% dei siti web che ho visitato hanno un qualche tipo di tracciamento da Google».

Di certo un’applicazione come “Google Alarm” non gioverà al motore di ricerca, messo nuovamente sotto cattiva luce grazie al modo in cui l’applicazione evidenzia il traffico di dati tra il browser ed i server di Mountain View. Il tutto non può che accrescere ulteriormente il risentimento dopo che in passato più volte Google è stato al centro di accuse relative a raccolte dati o forzature della privacy in stile Google Buzz. Ne è un esempio il recente caso relativo alle Google Car che, durante i viaggi fotografici per realizzare le foto destinate a Street View, avrebbero inavvertitamente raccolto dati sensibili provenienti dalle connessioni Wi-Fi aperte degli utenti. E il lancio di una futura possibile applicazione per monitorare i movimenti del mouse non fa che inserirsi nel medesimo solco, aumentando la pervasività del monitoraggio ed i relativi punti interrogativi circa i limiti raggiunti o raggiungibili.



Wilkinson si è dichiarato convinto dell’utilità del suo sistema così come di altri prodotti simili, che possono aiutare l’utente nella navigazione: «Gli addons offrono un’opportunità unica che incide sulla nostra esperienza di navigazione web. Spendiamo così tanto tempo sul web che è naturale iniziare a capire il modo con cui esso ci osserva e con cui interagiamo con esso. Vorrei che fosse più potente che non qualcosa di molto simile ai nostri televisori».

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