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G8, botta e risposta tra Sarkozy ed Eric Schmidt

Sarkozy crede che gli Stati nazionali debbano legiferare di comune accordo sulla tutela del copyright. Schmidt chiede invece maggior fiducia.

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L’uno alfiere del punto di vista governativo, l’altro vessillo dell’innovazione tecnologica; l’uno difensore di un punto di vista politico, l’altro espressione di una ambizione tecnocratica. L’uno pronto a chiedere tutele ed armi di difesa per l’industria della produzione di contenuti, l’altro persuaso del fatto che si possano trovare forme diverse di tutela lasciando semplicemente mano libera al mercato.

L’uno è Nicolas Sarkozy, il quale ha tenuto il proprio speech al G8 in funzione di padrone di casa; l’altro è Eric Schmidt, ex-CEO Google invitato all’evento per esporre un diverso punto di vista sulla questione in funzione di alto rappresentante del gruppo che più di ogni altro ha plasmato il modo di pensare la Rete negli ultimi anni. E tra i due sono scintille a distanza perché, sebbene entrambi credano nella necessità di un intervento a regolamentazione delle azioni degli utenti sul Web, le soluzioni proposte sono differenti sia dal punto di vista tecnico che in termini di visione.

Sarkozy crede che occorra fare qualcosa dal punto di vista legislativo, mettendo i Governi sullo stesso fronte per concordare termini comuni di intervento. La proprietà intellettuale è ancora una volta al centro delle attenzioni del Presidente francese, già promotore della Hadopi, ed è su questo tema che si intende accelerare per giungere ad una tutela transazionale delle opere distribuite online.

Schmidt ha invece proposto una sorta di “laissez-faire: la tecnologia avanza in modo molto più rapido rispetto ai tempi della politica e per questo motivo dovrà essere la tecnologia a trovare le risposte ai problemi sollevati dall’innovazione. Questo, secondo l’ex-CEO Google, deve essere il dogma su cui basare la tutela del copyright: la ricerca di nuovi contrappesi tecnici dovrà riequilibrare nel tempo la situazione, senza che scomposti interventi governativi possano far compiere pericolosi passi indietro al mercato.

Cory Doctorow da Boing Boing annuncia invece la propria mancata partecipazione al G8 poiché considera l’evento un tentativo di conquista da parte dei governi di una sorta di legittimità nel trattare i problemi della Rete, legittimità non riconosciuta dall’utenza e dal mercato, legittimità che potrebbe essere pericolosa se trattata da «regimi che sono in guerra con l’idea di una rete aperta e libera».

Nelle prossime ore ci si attendono molti altri speech, con i maggiori gruppi del Web chiamati in causa a rispondere alla chiamata all’ordine da parte dei governi: è questo un G8 di grande importanza in divenire, perché traccia l’inizio di un necessario confronto su di un tema che ormai permea tutto e tutti.

Fonte: Financial Times • Via: Telegraph • Immagine: World Economic Forum • Notizie su: