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Social network, fumo, alcool e droghe

I ragazzi che utilizzano abitualmente i social network cadono più facilmente nel vizio del fumo o dell'alcool. Ma la colpa non è dei social network.

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“National Survey of American Attitudes on Substance Abuse XVI: Teens and Parents”: è questo il titolo di una ricerca che, v’è da scommetterci, i media italiani accoglieranno come l’ennesima prova del fatto che il social networking è la causa delle più disparate deviazioni psicologiche e comportamentali dei giovani d’oggi. Redatto dal National Center on Addiction and Substance Abuse della Columbia University, va però osservato con maggior attenzione, perché le conclusioni a cui giunge a proposito di vizi quali alcool e droga sembrano essere di sicuro interesse e non così superficiali come potrebbero apparire di primo acchito.

Quel che il report rileva è il fatto che i teenager (12-17 anni) che navigano abitualmente sui social network sono tendenti con maggior frequenza all’uso di fumo, alcool e droghe. I concetti di social network e vizio sono accostati, ma non è tracciato alcun nesso del tipo causa/conseguenza, anzi: la ricerca non intende indicare nei social network la causa di tale attitudine, ma rileva comunque la forza della statistica per approfondire le dinamiche che possono esprimere i numeri.

Secondo quanto emerso, la maggiore attitudine a fumo, alcool e droga sarebbe dovuto alla maggiore esposizione a immagini e comportamenti che promuovono uno stile di vita che fa perno su tali comportamenti. Non è il social network in sé a causare disagio, insomma, ma piuttosto l’aumentata probabilità di visualizzare immagini di altri ragazzi con il bicchiere o la sigaretta. L’impatto con tali immagini (propugnanti i modelli che si vorrebbe evitare) avviene sia tramite il social networking che tramite la tv, ed in entrambi i casi attecchiscono con maggior facilità su ragazzi la cui educazione è scevra di modelli contrari o del contraltare di una famiglia attenta a quel che succede sul monitor.

L’uso dei social network aumenterebbe di cinque volte la probabilità di utilizzare tabacco, di tre volte l’uso di alcool e di due volte l’uso di marijuana. Tali statistiche sembrano essere in buona parte correlate non tanto all’uso del network in sé, quanto più all’impatto con immagini che ritraggono amici o conoscenti impegnati in comportamenti che si fanno facilmente modello virale. Nulla cambia rispetto a quanto storicamente successo con le generazioni precedenti a Facebook, insomma: cambia lo strumento con cui i modelli si auto-propongono, ma non cambia il loro impatto con persone il cui carattere non è ancora sufficientemente formato per issare forme di auto-difesa.

Il report della Columbia University sottolinea inoltre come spesso e volentieri i genitori sottovalutino l’impatto dei contenuti dei social network sui ragazzi: quasi il 90% degli intervistati non crede nella dinamica emersa e questo soprattutto per il fatto che si valuta lo strumento in sé (innocente per sua natura) senza considerare il fatto che l’analisi delle amicizie, dei comportamenti della cerchia sociale e delle immagini con cui si impatta potrebbero dire molto a proposito del comportamento dei propri figli.

L’uso di droghe e alcool tra i più giovani è in costante aumento da tempo (anticipando l’esplosione stessa dei social network, a dimostrazione quindi dell’assenza di una correlazione consequenziale diretta tra i due elementi). La ricerca rileva come il rischio sia doppio per quei ragazzi il cui messaggio oppositivo proveniente dai genitori non è deciso ed uniforme. I social network, anche in questo caso, vanno pertanto giudicati in qualità di mero strumento, le cui virtù ed i cui pericoli vanno analizzati singolarmente, separatamente e nella consapevolezza del fatto che la neutralità del mezzo esclude fuorvianti analisi di causa/effetto che nulla aggiungerebbero alla piena comprensione della realtà.

Fonte: PRNewswire • Immagine: Shannon Holman • Notizie su: