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L’antitrust spagnola indaga su Microsoft

Microsoft è ancora una volta accusata di comportamenti anticoncorrenziali: dovrà risponderne al cospetto delle autorità spagnole.

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Ancora una volta Microsoft finisce nel mirino di un’autorità antitrust. Questa volta è la Comision Nacional de la Competencia (CNC) della Spagna ad avviare un’indagine contro l’azienda di Redmond, sospettata di aver impedito la vendita di software da terze parti a sfavore della normale concorrenzialità di mercato. L’accusa che ha scatenato il tutto è quella depositata il 3 gennaio scorso dalla Elegant Business, attiva nella rivendita di licenze software tramite softbroker.com: il gruppo intende difendere il proprio diritto alla rivendita di licenze sul territorio europeo, sfidando così il blocco auspicato invece da Microsoft (che vorrebbe avere invece pieno controllo sulle licenze sul mercato).

Non ci sono al momento molti dettagli sulla questione e l’unica certezza riguarda la durata dell’indagine, che deve essere completata entro 18 mesi. L’antitrust spagnola ha ricevuto diverse segnalazioni in seguito alle quali ha deciso di avviare l’investigazione su una possibile violazione delle norme sulla concorrenza: l’indagine riguarda in particolare le sedi Microsoft in Spagna e Irlanda. Trattasi peraltro di una operazione per certi versi anacronistica, poiché in ritardo rispetto alla pressione di altre autorità sul gruppo di Redmond, ma differente nella natura e di sicuro impatto per il modo in cui riporta negli uffici di Redmond l’incubo antitrust.

Il gigante del software ha confermato di aver ricevuto un avviso formale dalla CNC sull’avvio dell’indagine e di essere pronta a collaborare per chiarire la questione. Per Microsoft questa è l’ultima di una lunga serie di “scontri” con le autorità antitrust. Nel 2004 la Commissione Europea ha inflitto all’azienda una multa di 497 milioni di euro per non aver fornito informazioni sui suoi server e per aver integrato Media Player all’interno del sistema operativo. Nel 2008 si è aggiunta un’ulteriore ammenda di 899 milioni di euro per non aver ottemperato alla richiesta precedente.

L’ultimo “smacco” è invece nella forzatura all’integrazione in Windows del noto “ballot screen” per dare la possibilità agli utenti di scegliere un browser alternativo, in quanto la presenza di Internet Explorer è stata vista come una mossa anticoncorrenziale.

Fonte: ZDNet • Via: PCWorld • Notizie su: