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FBI: IPv6 favorirà i cybercriminali

Il protocollo IPv6 è diventato indispensabile, ma potrebbero nascere problemi nel caso in cui si deve risalire ad un indirizzo IP di un criminale informatico.

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Il 6 giugno scorso molte aziende Internet, tra cui Google, Facebook e Yahoo, hanno effettuato il passaggio al nuovo protocollo IPv6 che consentirà di incrementare il numero di indirizzi disponibili, dopo la saturazione dell’attuale IPv4. La versione aggiornata dell’Internet Protocol possiede lo stesso livello di sicurezza del precedente, ma potrebbe ridurre le possibilità di combattere i crimini informatici, a causa della sua maggiore complessità.

L’allarme è stato segnalato dalle principali forze dell’ordine mondiali, come la DEA, FBI e la Royal Canadian Mounted Police, che temono un rallentamento dell’azione investigativa, in quanto IPv6 rende più difficile tracciare le attività online, una condizione necessaria per identificare persone sospettate di crimini.

Molti rapimenti o attacchi terroristici sono stati scoperti in anticipo grazie al tracciamento degli indirizzi IPv4 conservati in un log storico dagli Internet service provider. Il database degli indirizzi viene aggiornato spesso nell’arco di pochi mesi e quindi le forze di polizia hanno maggiori probabilità di scoprire la sorgente di un attacco spam o di un DDoS. Con la diffusione dell’IPv6, l’American Registry for Internet Numbers (ARIN) assegnerà i blocchi di indirizzi ogni 10-15 anni, per cui gli ISP saranno meno invogliati ad aggiornare i registri pubblici.

Durante un’investigazione, i record del database Whois permettono di risalire al service provider che possiede un determinato indirizzo IP e quindi identificare l’eventuale criminale dopo aver ottenuto il permesso dal giudice. Come ha dichiarato Bobby Flaim, un agente speciale dell’FBI, queste informazioni devono essere più accurate possibili. Se si perde troppo tempo nella ricerca dell’indirizzo IPv6, perché il database non è aggiornato, le prove digitali verranno inevitabilmente perse per sempre.

Le forze dell’ordine sperano che venga messa in atto una sorta di autoregolamentazione per evitare di rallentare le indagini, altrimenti sarà necessario imporre l’aggiornamento dei database mediante una legge apposita.

Fonte: CNET • Notizie su: