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Bankitalia contro Bitcoin

Nell'ultimo rapporto di UIF, si annunciano indagini sulle crittovalute, considerate strumenti di illegalità. Anche il procuratore di Roma incalza.

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Come ogni anno, l’Unità di Informazione finanziaria della Banca d’Italia ha stilato un rapporto delle attività, nel quale trovano spazio le operazioni finanziarie illecite, i flussi poco chiari di denaro verso l’estero, e questa volta si parla anche dei Bitcoin. La crittomoneta viene inserita nell’elenco dei temi che Bankitalia dovrà presto affrontare nell’attività di contrasto al riciclaggio.

Il rapporto annuale dedica soltanto poche righe (a pagina 10) ai Bitcoin, ma il punto di vista è chiaramente criminalizzante:

L’interesse dell’Unità è stato pure rivolto al possibile uso per finalità illecite di monete virtuali: sono in corso approfondimenti sul potenziale di rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo dei Bitcoin, anche in considerazione di alcune segnalazioni di operazioni sospette ricevute su anomale compravendite di tale strumento e delle iniziative che si vanno definendo in sede internazionale.

Visione che contrasta, a livello internazionale, con le prime aperture – soprattutto nel nord europa e negli Usa – dove si sono resi conto che è molto meglio cercare di gestire le crittomonete piuttosto che lasciarle nel deep web. Per non parlare del fatto che l’ammontare complessivo dei Bitcoin a livello mondiale è molto al di sotto del valore di un singolo F-35 (che non vola), dunque è piuttosto arduo collegarlo ai traffici e al riciclaggio di certe dimensioni, che ovviamente sono basati sul denaro comune.

La denuncia del procuratore

Eppure, nelle stesse ore, un’altra forte critica – sembrava coordinata – verso Bitcoin veniva dal procuratore generale di Roma, Luigi Ciampoli, che ha lanciato l’allarme sui rischi connessi all’uso di questi strumenti crittografati. La sua preoccupazione è diversa da quella di Bankitalia, si concentra sugli eventuali reati commessi contro i cittadini e la loro buona fede, ripetendo quello che aveva già spiegato a gennaio:

Il sistema potrebbe anche comportare per la collettività nuove interessanti prospettive, la cui legittimità, però, sembra sollecitare adeguati interventi normativi che mettano al riparo gli operatori da forme di incertezza e scarsa visibilità, che troppo spesso non sono solo fenomeni di scarsa attenzione o trascuratezza, ma di sapiente orchestrazione criminali.

Il procuratore mette in guarda, insomma, dall’uso criminale della crittomoneta, per la sua capacità di acquisto di beni illegali senza essere identicificati «perché le transazioni non sono attribuibili». Per questo, Ciampoli chiede un intervento legislativo che induca tracciabilità e identificazione, rispolverando alcune proposte anche del Parlamento italiano (poi ritirate), ma che mostrano di non conoscere affatto le caratteristiche di questo tipo di tecnologia, finendo col fare il paio con le preoccupazioni della finanza mondiale, la quale invece è preoccupata perché la conosce fin troppo bene.

Aggiornamento, ore 17: La risposta della Bitcoin Foundation Italia

La forte esposizione mediatica di questi due interventi ha convinto la Bitcoin Foundation Italia a rispondere con un sintetico comunicato sul documento UIF di Banca D’Italia. Tre i punti sottolineati nel testo firmato dall’associazione presieduta da Franco Cimatti:

  • Il grave ritardo dell’ente nel seguire il dibattito sulla crittovaluta. Numerose istituzioni internazionali (finanziarie e non) hanno già analizzato gli usi illeciti del Bitcoin e altre criptovalute da almeno due anni. E mentre i mercati già sono pronti ad accogliere i primi strumenti finanziari basati sul Bitcoin, l’Italia non ha ancora letto nulla da Banca d’Italia all’infuori di un breve paragrafo.
  • L’Associazione si chiede che tipo di verifiche sono state effettuate e quali metodi di giudizio sono stati applicati, in quanto, a più riprese nei mesi passati, c’è stato il tentativo di interpellare direttamente e indirettamente Banca d’Italia, per informare e condividere informazioni, senza ricevere alcuna risposta formale o informale.
  • Ogni singola transazione viene registrata sulla banca dati Blockchain, in maniera condivisa, pubblica e liberamente scaricabile su tutta la rete dei nodi. Ogni transazione (lecita o illecita che sia) rimane visionabile a costo zero e “per sempre” su questa banca dati, pertanto ogni operazione se analizzata con gli adeguati strumenti può essere facilmente tracciata e dimostrata nelle sedi competenti (qui una ricerca della Cornell University).

La conclusione dell’associazione di riferimento per la community italiana dei bitcoiner:

L’Associazione Bitcoin Foundation Italia si impegna quotidianamente per la diffusione e la conoscenza di questa tecnologia, riunendo persone da tempo impegnate in questo campo. L’associazione offre alle varie istituzioni, in modo neutrale e disinteressato, quante più informazioni possibile per conoscere a fondo questa tecnologia/strumento. Il Bitcoin e tutte le monete matematiche riuniscono sia tematiche tecnologiche e funzionali (che provengono dal protocollo) sia tematiche legate all’utilizzo, che ad oggi sono ascrivibili a quello di un mezzo di pagamento simile ad una moneta. Ignorare uno o più di questi punti potrebbe condurre a conclusioni errate o superficiali, con ripercussioni per imprese e istituti che intendono operare in questo nuovo e promettente settore.

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