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ISP: non siamo i guardiani di Internet

Un comunicato Assoprovider riporta l'attenzione sul Patto di Sanremo denunciando tentativi in corso per modificare quello che era il principio su cui il patto è stato firmato. Assoprovider rifiuta per gli ISP il ruolo di guardiani della rete

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Venne chiamato Patto di Sanremo perchè firmato nei giorni del Festival nei luoghi simbolici dell’evento nazionale per eccellenza della musica italiana. Suscitò gran clamore, se ne fece un gran parlare, coinvolse moltissimi attori del settore, ma fin dai giorni successivi il tutto cadde in un silenzio protrattosi fino ad oggi. Il famoso patto, insomma, si è dissolto in una firma dai pochi risvolti sulla quale è oggi Assoprovider a tornare per alcune necessarie puntualizzazioni. Recita il comunicato ufficiale dell’associazione:

«Risulta da diverse fonti che siano in atto pressioni, presso gli Organi Parlamentari e di Governo, per far modificare attraverso strumenti legislativi, gli accordi siglati nel 2005 tra Governo, Internet Provider ed Enti di tutela dei diritti d’autore, passati alle cronache con il nome di “Patto di Sanremo”, che prevedevano una responsabilizzazione dei vari attori attraverso la redazione e la sottoscrizione di “Codici di autoregolamentazione”.
Il Patto di Sanremo venne pensato e siglato per salvaguardare sì il diritto d’autore, ma anche per evitare limitazioni delle libertà individuali e la inopportuna criminalizzazione sia degli Operatori di Settore che degli Utenti della Rete Internet. Il fine ultimo era quello di riportare Internet nella sua giusta considerazione, di strumento indispensabile per lo sviluppo culturale del Paese e per la libera circolazione delle Idee. Le Associazioni degli Internet Provider si sono quasi immediatamente dotate dei propri codici di autoregolamentazione, cosa che non ci risulta abbiano fatto anche gli altri firmatari del Patto.
Assoprovider si opporrà a qualsiasi tentativo di riportare la situazione a prima del Patto di Sanremo. Si opporrà soprattutto ad ogni tentativo di attribuire ruoli di controllo dell’operato degli Utenti della Rete, rifiutando ogni ruolo di “Guardiani della Rete“, ruolo che non è proprio di aziende private e a cui NON deve essere attribuito»

La lettera aperta è indirizzata al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli, al Ministro per le Comunicazioni Paolo Gentiloni, all’onorevole Pietro Folena Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione, alla Senatrice Vittoria Franco Presidente della VII Commissione Istruzione Pubblica, Beni Culturali.

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