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Microsoft compra aQuantive per 6 miliardi

Microsoft ha messo sulla bilancia 6 miliardi di dollari per far propria aQuantive in risposta alla precedente acquisizione di DoubleClick da parte di Google. L'operazione ha crato un forte valore per gli azionisti aQuantive, premiati con un +85%

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Steve Ballmer lo aveva lasciato intuire: in un momento di contingenti vantaggi per operare acquisizioni societarie, Microsoft è pronta a mettere i propri capitali sul tavolo delle trattative. L’operazione Doubleclick ha scatenato la bagarre e il gruppo di Redmond è stato messo all’angolo da Google, ma prima l’acquisizione di ScreenTonic e poi le voci che avvicinavano Bill Gates a Yahoo hanno rimesso Steve Ballmer in carreggiata. E anche se le operazioni non possono dirsi concluse, un primo passo è stato compiuto nelle ultime ore: Microsoft ha siglato un accordo per l’acquisizione di aQuantive.

Homepage aQuantive

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L’operazione è avvenuta per un controvalore di 6 miliardi di dollari: Microsoft fa propri gli asset aQuantive, compresi 2600 dipendenti i quali continueranno ad operare indipendentemente da Seattle riuniti formalmente sotto la Microsoft Online Services Business. L’operazione offrirà a Microsoft nuovi strumenti per misurare ed ottimizzare campagne promozionali online, al pari di quel che DoubleClick avrebbe potuto apportare prima di stringere la mano a Larry Page e Sergey Brin.

Il valore di 6 miliardi di dollari è stato ottenuto a seguito di un acquisto di azioni per una valutazione di 66.50 dollari, l’85% in più rispetto all’ultima chiusura da 35.87 dollari. L’operazione verrà formalmente chiusa ad inizio 2008 e non dovrebbero esserci impatti particolari a livello di bilancio. La valutazione opera però una pressione negativa sull’ultima seduta della settimana a Wall Street con il titolo Microsoft scambiato in grande quantità all’apertura con un ribasso dopo pochi minuti di quasi un punto percentuale.

Robert Scoble, nel commentare l’accordo, sottolinea come per Microsoft il tutto rappresenti una buona occasione a cui viene però a mancare una buona audience («che non è sotto il brand Microsoft») con su cui poter applicare le armi promozionali acquisite: un suggerimento, insomma, a partorire nuovi accordi per “comprare” utenti ed entrare da protagonista in un settore tanto promettente.