QR code per la pagina originale

Il Partito dei Pirati siederà al Parlamento Europeo

Risultato clamoroso in Svezia: il Piratpartiet, il cosiddetto Partito dei Pirati, ha ottenuto alle elezioni europee il 7.1% dei voti diventando al primo tentativo la quinta forza più influente del paese. Un rappresentante siederà ora al Parlamento Europeo

,

Il Partito dei Pirati manderà un proprio rappresentante al Parlamento Europeo. È questo il clamoroso risultato proveniente dalle elezioni svedesi, ove i risultati definitivi dello scrutinio per le elezioni consumatesi nel weekend ha visto il partito della protesta contro le lobby raggiungere un obiettivo storico.

Per il Piratpartiet si tratta di un risultato clamoroso: i Pirati raggiungono al primo tentativo ben il 7.1% dei voti, diventando fin da subito la quinta forza politica del paese. Superato lo sbarramento del 4% il posto è garantito ed il 7.1% è una summa oltremodo generosa di quel che il Partito ha saputo rappresentare in questi mesi nel paese nordico. Dei 18 rappresentanti che la Svezia manderà in Europa, dunque, uno porterà vessillo nero e programma ben chiaro: combattere le lobby e promuovere una cultura libertaria soprattutto in tema di copyright. «Un risultato fantastico», parola del capolista Christian Engstrom.

Il voto di protesta ha contraddistinto la tornata elettorale svedese: l’opposizione ha ribaltato le forze imponendo la socialdemocrazia alla moderazione del primo ministro Fredrik Reinfeldt. Il paese va controcorrente, con la sinistra ad ottenere i risultati migliori in un contesto europeo ove sono soprattutto i venti di destra (e quelli estremisti) ad uscirne con maggior forza. Il partito dei pirati riesce così ove molti storici partiti (anche l’Italia ne ha illustri esempi) hanno fallito: toccare il cuore degli elettori e conquistarsi una rappresentanza grazie al gradimento espresso nella segretezza del voto ai seggi.

Il “Pirate Party” ha messo in agenda tre soli punti:

  • Riforma della legge sul copyright, alla ricerca di un maggiore equilibrio tra tutela e diffusione della cultura. Il partito propone totale libertà di copia e diffusione non commerciale delle opere sotto tutela, incoraggiando il P2P invece di reprimerlo; allo scopo, il partito propone l’abolizione dei DRM ed una riduzione a soli 5 anni del tempo di durata del diritto d’autore («Nessun’azienda di produzione video o audio basa le proprie decisioni di investimento sulla imprevedibile probabilità che il prodotto sarà di interesse per qualcuno nei prossimi cento anni. La durata commerciale dei lavori culturali è bruscamente corta nel mondo odierno. Se non si guadagna nei primi due anni, non si guadagna più»);
  • Abolizione dei brevetti, perché «i brevetti farmaceutici uccidono le persone del terzo mondo ogni giorno»; il partito propone politiche alternative soprattutto nei brevetti sui medicinali, estendendo comunque il discorso ad ogni altro ambito industriale nella convinzione che l’Europa debba essere il continente che si propone di trainare l’intero mondo al di fuori dell’attuale sistema basato sull’istituzionalità del brevetto;
  • Rispetto al diritto alla privacy, perché il controllo non diventi censura: «I terroristi possono attaccare la società aperta, ma soltanto i governi possono abolirla. Il Partito Pirata desidera impedire che questo accada».

Un programma striminzito, circostanziato ed opinabile. Tuttavia, estremamente chiaro e diretto. Gli elettori svedesi (popolo particolarmente sensibile alla materia anche in conseguenza dei fatti relativi alla Pirate Bay) hanno dimostrato di apprezzare ed il premio al Piratepartiet è stato oltremodo generoso. Una poltrona nella sala dei bottoni europea permetterà ora al partito di portare un voto simbolico ed una rappresentanza storica ove le direttive per l’intera comunità prenderanno forma.