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Huawei accusata di lavorare con l’esercito cinese

Secondo alcuni report americani, dipendenti di Huwaei avrebbero collaborato per la stesura di alcuni documenti militari per lo sviluppo dell'IA.

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I dipendenti di Huawei avrebbero collaborato con l’esercito cinese per progetti di ricerca relativi all’intelligenza artificiale e alle comunicazioni radio. Chi lo dice? Un rapporto di Bloomberg, che afferma come alcuni membri siano stati co-autori di almeno 10 studi con ricercatori affiliati al People’s Liberation Army (PLA), ossia il braccio armato di Pechino.

Gli studi, scoperti attraverso un database conservato su CNKI.net, sono stati ottenuti grazie ad uno sfrozo congiunto con l’agenzia investigativa della Commissione Militare Centrale. Se non è affatto raro che le aziende tecnologiche collaborino con i dipartimenti della difesa su documenti di ricerca, Huawei ha da tempo cercato di prendere le distanze dalla milizia cinesi in considerazione delle preoccupazioni del governo USA che gli stretti legami tra i due rappresentino una minaccia per la sicurezza nazionale.

Ciò è stato senza dubbio accentuato dal fatto che il fondatore e CEO di Huawei Ren Zhengfei, che ha a lungo accantonato le accuse secondo cui i suoi prodotti venivano usati per spiare l’Occidente attraverso backdoor, ha lavorato come ingegnere nel PLA prima di fondare l’impresa.

Non sorprende che Huawei abbia anche rapidamente liquidato la relazione di Bloomberg. In una dichiarazione, la multinazionale ha sottolineato che

Non c’è alcuna collaborazione o partnership con le istituzioni affiliate al PLA. Huawei sviluppa e produce solo dispositivi di comunicazione conformi agli standard civili in tutto il mondo e non personalizza i prodotti di ricerca e sviluppo ad uso militare.

Questo rapporto arriva un mese dopo che Huawei è stata inserito nella lista nera dal governo degli Stati Uniti. A ciò si aggiunge una recente ricerca di Finite State, agenzia di sicurezza che ha affermato di aver trovato numerose vulnerabilità in varie linee commerciali dell’azienda; più del 55% dei dispositivi scansionati aveva almeno una potenziale porta di ingresso, mentre il 29% integrava un nome utente e una password predefiniti memorizzati nel firmware. Ci meraviglieremmo se non fosse così per tanti altri vendor.